sabato 2 novembre 2019

QUANDO MORIRO' di LUCIANO TRICARICO


Quando morirò
Quando morirò, io non morirò
piuttosto sarò tradotto in una lingua migliore
da analfabeta diverrò tesoro di conoscenza
il tralcio di vite che traduce il rotondo segreto in vino inebriante
Sull’involucro macilento non posate un solo fiore
lasciate perdere tombe, lacrime, parole di cordoglio
non piazzatemi in un depresso cimitero
non fui mai una vostra proprietà
sareste come folli che parlano alla pietra nuda
Nemmeno un organo continui il giro vagabondo
mentre il resto è in viaggio verso casa
piuttosto pezzo pezzo gettatemi nel cesso
un posto come un altro per poter gioire
Sparire, evaporare, veloce come la rugiada
alla chiamata del sole, nulla è perduto
è essere invisibile davanti i vostri occhi
In fin dei conti viviamo dentro a cose destinate
siamo libri diversi, storie, ma dall’eguale finale
e non sta a noi mettere il punto alla fine
Vi precedo sulla sponda del fiume silenzioso
uno a uno vi aspetterò come il pescatore che attende visite
un cenno di saluto e nuovamente si concentra sulla lenza
È il mio amore fedele lei, senza mai dare a gelosie
senza esprimersi in lamenti, ne aprirsi a false gioie
sul mio fianco sinistro ha attraversato la vita
al passo che concedeva di tenere
allorchè il momento è venuto mi sono voltato
e la mano ossuta l’ho baciata
C’è bisogno di morire ed è inutile resistere
la perfezione solamente in lei la posso trovare

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