lunedì 14 gennaio 2019

VITTORIA NENZI

Londra – 25 marzo 1983 – Centro Trapianti Midollo Osseo
Verdi come laghi alpini
Stamani mi hanno recapitato un telegramma, i “auguri e felicità da tutti noi”. 25 marzo, compio gli anni. Dio, donami un soffio di sorriso!
Seduti nel salottino dell’Ospedale dei Bambini seguiamo in TV un film magico “ET”. Sei bellissimo, calvo, candido come la neve, occhi verdi come laghi alpini.
Seduti uno sull’altra seguiamo il film, la tue dita giocano con i lobi delle mie orecchie e insieme allunghiamo l’attimo di tregua nella tenerezza dell’abbraccio.
Signore, perché Signore… guardo “ET” e piango dapprima dentro, poi con lacrime a fiume. Mio figlio ha compiuto nove anni a gennaio, è grande per la sua età, sensibile e intelligente, mio figlio combatte da due anni contro il mostro chiamato “leucemia”. Ci siamo persi i a Roma i passi della speranza in due anni di sofferenze, giochi e abbracci. Ci siamo persi a Roma quei letti d’ospedale conosciuti, quei volti sorridenti in parole banali, quegli attimi normali, scaramantici, quei respingenti dell’imminente epilogo.
Siamo a Londra, lui ed io, ultima “spes” il trapianto di midollo. “la sorella è compatibile al 99%, una vera fortuna”.
“Perché piangi mamma?” , “ET mi commuove sempre”.
Oggi hanno iniziato la preparazione all’intervento, “per la riuscita è necessario portare a zero i globuli del sangue, i rischi sono alti, è un tentativo”.
“Ma questa è una stanza a cinque stelle! Guarda che veduta e che bagno, TV e poltrona reclinabile, il tuo è un lettone ci dormiremo in due!” Anticamera spogliatoio, armadio con mascherine, soprascarpe, cuffiette e camicioni, tutto in verde, tutto da indossare per entrare nella stanza a cinque stelle. Vetrate sul fiume, vetrate sul corridoio, tutto in verde.
Mio figlio ha una sorta di cordone ombelicale che esce dall’aorta e assorbe senza sosta veleni per uccidere i Killer, lo stesso cordone lo alimenta e reidrata, una corsa sfrenata per arrivare in tempo.
Sta male, non ride, parla poco, vomita. Gli occhi m’interrogano spaventati, sorrido e racconto fole.
Signore perché?
La notte passata un Angelo è volato precedendo il volo di un altro Angelo.
Signore Perché?
Oggi arriveranno Papà e Sorellona (classificata Bambina con i suoi maturi 14 anni). Aspettiamo seguendo il nostro iter usuale, mi pettino e lavo i denti di mio figlio.
“Domani, domani sarà trasfusa parte di vita dalla sorella al fratello”. Domani, domani.
Nostra figlia è ricoverata due piani più in alto, il Padre e io facciamo la spola da un letto a un altro trascinando l’angoscia da un figlio all’ altro. Mille dubbi, mille angosce e rimorsi, mille orme su quel linoleum verde tirato a cera. Monitor rimbombano e poi silenzio.
“Tutto è andato nel migliore dei modi, speriamo che attecchiscano le cellule donate, dobbiamo attendere qualche giorno”.
A turno indossiamo uno scafandro per entrare nella stanza. Il letto accostato ai cristalli sul corridoio per dare l’idea del contatto, il tuo corpo, amore mio, lotta senza soffrire, appoggi il palmo sul vetro e lo fai combaciare con quello di tua sorella, fai il pagliaccio per tirarle fuori un sorriso.
Papà freme, domanda, vorrebbe correre dietro alle cellule buone, moltiplicarle, rinforzarle, non ha tregua.
Stamani il tuo incarnato è roseo, sotto le ascelle compaiono puntini pruriginosi, specialisti controllano, ordinano altre analisi. “Sembra che stia attecchendo”. Rifiuti il cibo, l’acqua, il cordone pompa di tutto nell’aorta, sei stanco, affannato. “Va tutto bene, normale reazione”.
Gli occhi verdi scrutano i nostri occhi, sorrisi, carezze e stupidi giochi.
Papà dormirà sulla poltrona, noi donne abbiamo la cuccia nel sottoscala.
Notte breve, il tempo di un amen e tu e sei aquila tra le braccia di tuo padre. Vola, tesoro nostro, dall’alto il verde brilla anche di notte.
Vittoria Nenzi @ t.d.r.
immagine web

3 commenti:

  1. BRAVISSIMA; SEI RIUSCITA A FARMI PIANGERE!!

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  2. Finalmente ne parli..io rivordo tutto nei minimi particolari e ancora piango mamma

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    1. Il coraggio delle parole legate a stessi dolori. Oggi piango, ieri non potevo!

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