mercoledì 18 aprile 2018

L'APPARTENEZA di HELENA MALACHOVA'


L'appartenenza
Tra le stelle mi precipitai,
in esse riversai angosce e sogni.
Calcolai le distanze degli asteriodi
dalla Terra minuscola,
dalla Terra presuntuosa,
dalla routine ignara delle formiche.
Lessi le profezie e l'Apocalisse riga per riga,
poi strappai le carte celesti e il domani.
Immaginai Giovanni sull'isola in preda alle visioni,
mentre scambiava nuvole di passaggio per draghi.
Morii in un cielo vuoto,
rinacqui sotto un firmamento conosciuto.
Le formiche, prese dalle loro faccende,
non alzarono gli occhi.
Mi stesi sull'erba, noncurante di loro,
e osservai il divino spettacolo:
gemme infilate sulle corde della notte,
nebulose familiari, solitarie comete.
Gocce di luce s'infrangevano sulla mia fronte,
afferrai l'immensità con le mani,
e provai tenerezza infinita per l'umanità,
per i formicai e tutto quel viavai,
che lotta e calcola e spera.
Per chi accetta l'inconsapevolezza.
La ragione comprendeva l'utilità del loro affanno
e l'inevitabilità della guerra,
ma la nuova metà dell'universo rivelato non capiva,
non capiva l'odio e la paura.
Sul filo d'erba camminavano le stelle,
a due passi dall'abisso,
e io ci stavo comoda.
Helena Malachova'

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