mercoledì 11 aprile 2018

IL PIANTO EVANESCENTE DELLA LUNA di ANTONELLA CALVANI

IL PIANTO EVANESCENTE DELLA LUNA
Su sabbia umida lasciai che impronte
salissero i gradini dell’arcobaleno,
tra terra e mare fino all’orizzonte
il grande arco stava, lucente di sereno.
Io giunsi là e tra le mani avvolti
del Sole i raggi, nel suo ultimo saluto,
tutti i pensieri sembrarono dissolti,
a meraviglie il cuor s’aprì d’un cosmo sconosciuto.
Il buio, a poco, a poco partorì le stelle,
l’anima mia, nuda, nella quiete,
col blu del cielo si vestì la pelle
bevendone l’incanto per colmar la sete.
Poi respirando i sani effluvi della notte
alleggerii del tumultuoso vivere le pene,
spaziai nell’universo, ne seguii le rotte
dimenticando astruse atrocità terrene.
Profondi abissi riflettevano, silenti,
le oscure immensità del firmamento
così che le realtà rendevano apparenti,
il tutto e il nulla fusi in quel momento.
Oltre l’orizzonte l’impenetrabile infinito
accarezzai, rapita e immemore del tempo.
Svelandosi l’arcano sogno che avevo lì inseguito
or mi avvolgeva ed insinuandosi giaceva nel mio grembo.
Scoprii del mondo umano eterni mali
racchiusi in una grande nebulosa,
vagante negli spazi siderali
luminescente, infida, insidiosa.
La luce buona attorno d’ogni astro
impallidir, allora, scorsi ad una ad una
e vidi gocciolante nel baglior biancastro
dal ventre suo, il pianto evanescente della Luna. AC
(da Tra stelle e sassi)

Paola Bosca

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