domenica 28 gennaio 2018

ADESSO CHE IL VENTO DORME di MAURIZIO SPREGHINI

Silente la mano condottiera d'emozioni,
devota ascolta i respiri come fossero gli ultimi
quasi come una vedetta sul sentiero di guerra,
che grida lontano spostano i carri signore
questo tramoggia il prato vicino alla paura.
Metafora che rappresenta chi siamo
quel nulla di fronte e lontano dalla mano del destino,
dove attenti intorno non ascoltiamo
in noi quei prossimi soldati di una guerra senza fine,
dove echeggiano i cannoni e mai il sentore della paura.
O come quella spergiurata realtà fino a ieri adorata,
amavo quando quel vento mi trascinava da lei
riportandomi sulla sua carne grazie all'odore,
di mille notti insonni e senza proferir parola
e lontano gli schiamazzi di una città assopita è mai doma.
Sulla pelle l'ardore di chi amava fino a stordire,
quel sibilo ora dorme ignaro di cosa accade
fa comodo sospirare e veder poi l'aurora,
ma io non sento più ne la paura e neppure la vita
chi mi trascinava via al suo sentore ora riposa.
Maurizio Spreghini@

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