domenica 28 gennaio 2018

ADESSO CHE IL VENTO DORME di LUISA BOI

ADESSO CHE IL VENTO DORME
Sedeva ogni giorno su quella panchina, la vedevo camminare e trascinare le sue cose come se in quel carrello ci fosse tutta la sua vita.
Ogni suo ricordo...
Aveva il volto segnato dal tempo e a chi le chiedeva quanti anni avesse rispondeva "tanti quanti me ne dà ogni soffio di vento".
Era il suo unico amico, il vento.
Lili, questo il suo nome, in quegli ultimi giorni d'autunno sedeva e parlava solo con lui.
Un giorno mi vide occupare la sua panchina. Avevo il viso rigato dalle lacrime. La vidi sedersi vicino a me e sentii la sua mano farsi leggera nel tentativo di asciugarmi le guance.
Vedendo che non riuscivo a smettere, scoprì il suo braccio mostrandomi dei numeri ... " Non piangere ragazza, loro possono sentire anche le tue lacrime. Resisti ancora un po' presto verranno a liberarci. Me lo ha detto il vento. Lui non mente. Ogni notte soffia facendosi strada tra le travi di legno facendo vibrare il mio letto. Ci avverte, ci nasconde.
Non piangere ragazza presto verranno a liberarci..."
Smisi di piangere, le presi la mano per stringerla tra le mie e lei sembrò tornare alla vita. Come se quelle mani fossero l'unico contatto umano ricevuto da anni.
Tanto umano da restituire alle sue guance un colore perduto da tempo.
Da quel momento in poi, passai interi pomeriggi con lei. Condivise con me ricordi, foto della sua famiglia e racconti di un'atrocità vissuta e che ancora sentiva impressa sul suo corpo.
Vedeva in me la compagna di "viaggio" perduta chissà in quale di quei suoi ricordi.
Di tanto in tanto si toccava gli occhi, ma negando che fosse per asciugarli. Non poteva, non doveva...
Un giorno restai ad aspettarla per ore su quella panchina. Tornai il giorno dopo ed un passante mi disse che l'avevano portata in ospedale.
Andai a cercarla e la trovai... si era fatta talmente piccola che il suo corpo si perdeva tra le lenzuola.
Mi avvicinai a lei, prendendo la mia mano mi chiese di aprire la finestra.
Per giorni non aveva sentito il vento e voleva avvertirne ancora il respiro sul suo volto.
"Eccco... ora va bene. Adesso lo sento"
Stringeva la mia mano ed io la sua. Pian piano la sentivo andare via...
Sembrava dormire quando mi chiesero di uscire.
L'infermiera si affannò a chiudere la finestra, ma non così in fretta da impedirle di volare via.
Tornai in quel parco per sedermi ancora con lei, ma adesso che il vento dorme Lili non c'era più.
©Luisa Boi

2 commenti:

  1. Commuove e fa riflettere.
    Parole intense, che graffiano il cuore e solcano l'anima.
    Complimenti!!!
    Vittorio Rombolà

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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