mercoledì 20 dicembre 2017

ADESSO CHE IL VENTO DORME(LIBRO) di LUCIANO ZAMPINI

Prefazione Adesso che il vento dorme Immergersi nella lettura dell’esordio di Luciano Zampini è come trovarsi davanti allo specchio con cui l’autore dialoga e porsi gli stessi interrogativi, consapevoli che, come recita un noto proverbio giapponese, anche lo specchio migliore non riflette l’altro lato delle cose: Nella magia dello specchio mi perdo /e mi ritrovo/in questa immagine riflessa, nell'altro me /rivedo/sogni passati nel fiume del tempo. Riuscire a trattenere l’attenzione del lettore sul come succederà qualcosa piuttosto che sul cosa, è l’equilibrio che ogni scrittore deve affrontare nello sviluppo della sua arte, prendere per mano chi lo legge e guidarlo nei meandri della sua storia personale, facendone un mezzo per capire se stesso e dove vuole andare. Zampini prende subito la sua posizione, una posizione che potrebbe apparire d’ironica autodifesa, ma nasconde invece profonda consapevolezza che nulla passa senza drammi e lotte interiori, che nulla ti assicura il domani che brami, che i sogni sognati resteranno forse tali nonostante l’apertura, appunto, al come succederà, se succederà: Oggi gira così/ Confesso, davanti alla corte e alle loro eccellenze che presiedono il giudizio./ Questo tormento dell’esistenza è una continua ruota della fortuna, abbracci un sogno e poi lo denudi al risveglio. Le parole si susseguono, si ripetono: nel cielo sbiadito, nello spazio vivo del mare, in un sentimento abbandonato o la stanza dell’amore, l’eterno dialogo apre lo spazio a tutti gli stati d’animo, dove la serenità, per esempio, riconosce spesso apparizioni di senso opposto. E di parola in parola, nel dialogo silenziosamente urlato, Zampini cerca il luogo verso cui avanzare per ritornare, la nascita del rinascere, si fa scrittura per porre domande che la oltrepassano, per diventare il fuoco della vita, “di chi sa ascoltare i silenti palpiti/della vita che si rinnova/nel mutamento di un bozzolo al risveglio/in quel battito d'ali che si colora di porpora d'oro”. La silloge Adesso che il vento dorme, si compone di circa cento poesie composte in verso libero con una metrica personale che non disdegna la rima baciata lasciata al caso, nel gioco delle emozioni e della scrittura di cui si evincono l’urgenza e l’immediatezza del dialogo quotidiano tout court. Per un poeta non è mai facile immergersi totalmente nella poetica di un altro poeta, come per ogni altro lettore ma in maniera esponenziale, entra in gioco il proprio senso di musicalità o di linguaggio, però, lasciandomi prendere per mano da Luciano, è stato facile seguirlo nel suo percorso. Ho molto apprezzato il suo stile e la suddivisione in quartine e terzine che aiutano ad ampliare il pensiero: donano l’attimo di riflessione e affondano nel problema al verso successivo. Una silloge di valore in un viaggio interiore sofferto e, per alcuni versi, misterioso e affascinante ma, proprio per questo, accattivante. Come nella perfezione della matematica “Siamo zero e uno/siamo una sequenza mescolata di numeri binari”, non c’è inizio né fine, siamo come una sfera lanciata nel vuoto che rotola a caso. Eppure sale un dubbio, e il nostro autore, chino sul suo astratto mondo, ce ne dona il preavviso. Mentre il cielo tempestoso rotola nell’imprevisto, un tuono ci scuote prima della sorpresa finale e il problema resta irrisolto, come un po’ di polvere lanciata nel vuoto. Mi piace chiudere il viaggio nella poetica di Luciano Zampini con le parole di una poesia della raccolta che a mio avviso racchiudono il suo essere e la sua anima, il significato profondo del suo dialogare: …ti amo e ti odio Anteros con te adesso sono tutto e il nulla. Bruna Cicala
info: ass.irumoridellanima@gmail.com

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