martedì 14 novembre 2017

COMPROMESSO CON LA MORTE di IRIS VIGNOLA


COMPROMESSO CON LA MORTE
Orazioni, citavo alla morte, affinché mi lasciasse del tempo.
Il suo pronto riscontro dicea:
"Ma certo, convengo, benché il tempo restante non più t'appartenga."
All'oscura risposta,
un lato, mi rendea indubbio conforto, ma, l'altro, palesavasi un enigma,
bello e buono, a discapito del mio pensiero.
Salii sul pennone d'un vascello galeotto,
ch'era parso ben disposto al mio fare clandestino.
Da lassù, scrutando il cielo sì turchino,
rievocante lunga chioma della fata di Pinocchio
poi, trascritto un annuncio, alquanto strano,
lo inserii nella bottiglia, tanto assurda quanto vera
e forgiata solo d'aria mista a vento,
con l'intento che ruotasse per il mondo e ancora oltre,
fin laddove si lambiscon i confini d'universo:
"Tale tempo, che rimane, non ti degna il suo favore.
D'esser tuo, non ha intenzione. Esso più non t'appartiene."
Enunciò sorella morte, con l'aggiunta di parole,
ben cosciente della mia aguzza mente,
che, però, alla frase sibillina, restò inerme.
Per cui sorse la domanda: "Ma, alfin, chi n'è il padrone?"
Possa, dunque, chiunque legga il mio messaggio,
far in modo di fornir l'esatta conclusione
o l'impertinente dubbio roderà quest'intelletto
per il tempo ch'è rimasto.
Detto fatto, scagliai in aere tale oggetto;
di riflesso, soffermai lo sguardo attorno,
mentre il velo dell'arcano si dissolse,
stimolando il mio sguardo ad ammirar:
Il quieto mare così immenso, cantastorie affascinante,
che sapea ammaliar la gente, col suo immortale canto...
Le distese di montagne, dalle alture dritte al cielo,
le lor coste, imbiancate o verdeggianti, emananti rari olezzi...
Il bel sole, fulgente di chiarore, immenso Imperatore,
nel tramontar soave, di purpurea tinta s'ammantava...
La pallida luna altera, nell'imbrunir di sera,
con rinnovato passo da Regina, avanzava fiera.
Le stelle palpitanti come pietre iridescenti,
rendean prezioso il manto di velluto nero.
Stranita, alfin, sorrisi...
L'eclettico capolavoro d'egocentrici elementi,
ambivan il mio tempo,
sancendo, ch'attraverso, mi concedean cotal permesso:
di sollazzar il rimirante sguardo allor fattosi attento,
di consolar il cuore solitario, un poco affranto,
di far bear l'eterno spirito d'immenso.
A chi spettava il tempo mio, se non a loro?
Ne avea ben dunque avuto buon motivo,
d'un similare dir, la morte,
per tal giusta ragione, infine,
ebbi il buonsenso d'accettar tal compromesso.
08-11-2017

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