domenica 26 novembre 2017

ANTONELLA CALVANI

“Ma quello… quello sono io! Allora è vero, sono morto!”
Fece appena in tempo a formulare dentro di sè questo pensiero; in quell’istante si sentì preso da un vortice, risucchiato, come se tutto il suo essere fosse pressato e costretto a sprofondare fin nelle viscere della terra, si sentì stretto, attorcigliato dentro una morsa che lo stritolava, che partiva dalla gola per arrivare fino alle caviglie e lo trascinava giù, sempre più in basso, verso il baratro, verso il nulla, provocandogli un dolore intenso e tuttavia inconsciamente piacevole, perché gli dava la certezza di essere in grado di percepire sensazioni meravigliosamente materiali e vive, la certezza che in fondo a quel tunnel di sofferenza avrebbe trovato qualcosa di concreto, di reale e pulsante, come solo la vita può essere.
“E’ questo che si prova quando si viene al mondo”.
Si disse.
“Un dolore intenso che attraversa il nulla ma ti porta poi dove si trova il tutto…ecco l’essenza dell’esistere… l’antitesi tra il divenire e l’essere… eccola la mia rinascita…”
La luce divenne sempre più fioca ed opaca e poi tutto ad un tratto il buio…la notte.
La notte… Una lunga notte…la notte della rinascita… la notte del ritorno.
La notte è lunga per chi ha una pena, per chi ha un dolore, per chi è solo, per chi lotta e per chi spera, per chi non sa se ha un domani, per chi non sa se al suo risveglio rivedrà due occhi che sorridono, se l’alba tingerà di rosa le pieghe dei sogni ancora raggomitolati sul cuscino…
La notte…
A volte è lunga la notte e strisciando si allunga per sgranchire le membra tra le stelle, come una ladra si infila furtiva tra i pensieri e scivola dalla mente al cuore, accendendo desideri reconditi e nascosti, graffiando l’anima con affilati artigli che lasciano segni indelebili.
La notte è lunga, sembra interminabile, per chi ha vissuto una notte incredibile, la notte più incredibile della sua vita.
La notte, una lunga notte… la notte del ritorno.AC
(da Rosso Gardenia)

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