sabato 28 ottobre 2017

LONTANI RICORDI DI COSE PERDUTE di UBALDO CAPITINI (LIBRO)

Questo libro di Ubaldo Capitini, che dedica al suo grande amore Vera, è lo spaccato della quotidianità di ambienti e situazioni che trasportano immagini, colori e sapori di tempi genuini ormai lontani. Con estrema semplicità e immediatezza, l'autore descrive luoghi e situazioni che hanno ormai vissuto il loro tempo e con un po' di nostalgia, con in pectore un sogno da artista, li rende storia di tutti. Nonostante si legga la cronaca della semplicità di un vivere antico autentico ormai distante e la serenità delle piccole cose, questo libro può essere ritenuto di grande attualità poiché la morale che da esso deriva porta il lettore a riflettere su quanto i moderni contesti spersonalizzanti allontanino le persone da ciò che ha un cuore. Tommaso Pantuso


Lontani ricordi di cose perdute – Ubaldo Capitini

Prefazione

Abitavo in via Savoia”. E’ così che inizia il suo viaggio a ritroso Ubaldo Capitini. Un messaggio netto che ti prende d’impatto e subito ti catapulta in un mare di possibilità, dai ricordi alle azioni, dalle casualità agli incontri, la famiglia, la casa, i ricordi.  Dal prologo già hai appreso che si tratta di storia vissuta, il diario della memoria storica dell’autore ma, anche se per un motivo qualsiasi lo avessi saltato, l’affermazione è forte, ti fa soffermare a pensare a dove tu stesso hai abitato e quanto quel luogo ha influito sul tuo carattere, sulle emozioni, su quello che sei diventato. Noi siamo ciò che ricordiamo di essere stati e ciò che siamo affonda le radici nel passato, dimenticarle o rinnegarle è come condurre una vita senza alcun riferimento.
 Secondo il filosofo Nietzsche, la differenza sostanziale tra l’uomo e l’animale riguarda proprio la memoria. L’animale dimentica subito ciò che pensa e la sua vita è un insieme di attimi che non hanno connessione tra loro. Al contrario, nell’uomo la memoria riveste un’importanza essenziale, di cui non si può consapevolmente fare a meno.  La memoria storica è uno scrigno dello spirito racchiuso tra le pagine di un diario, distruggerla è come distruggere la base della propria identità e della propria continuità nel tempo. Si può affermare che senza memoria non c’è futuro.
La freschezza delle pagine di “Lontani ricordi di cose perdute” si evince in ogni riga del racconto e spesso mi sono soffermata ora su un capitolo, ora su un particolare, per assaporare i miei ricordi che si mescolavano e si sovrapponevano a quelli dell’Autore, ridestando colori e sapori forse solo sfiorati nell’infanzia, ma presenti e vivi quando sollecitati.     

<<A quei tempi non esistevano in strada gli antiestetici cassonetti per la raccolta dei rifiuti, quindi il "mondezzaio", doveva andare di porta in porta a svuotare il secchio contenente le immondizie prodotte da ogni famiglia e lasciato sul pianerottolo della propria abitazione nell'orario in cui il "mondezzaio" passava. Questi cominciava il proprio giro, con un sacco di iuta sulle spalle, salendo con l'ascensore, se c'era, altrimenti a piedi, all'ultimo piano del palazzo a lui assegnato; cominciava a svuotare, uno per volta i secchi delle immondizie e via via scendeva al piano inferiore.>> Ed ecco che, mentre leggevo, mi è parso di udire lo squillo della tromba che annunciava l’arrivo del netturbino sotto casa mia: noi non avevamo il servizio porta a porta e si scendeva tutti, ognuno con il suo secchio, e si scambiavano i saluti del mattino. Qualcuno si soffermava per due parole al volo con “l’operatore ecologico” che allora non si faceva problema a sentirsi chiamare spazzino e aveva un sorriso e una battuta per tutti.
E ancora:      
<<La mattina dunque andammo in chiesa, dove fu celebrata la funzione religiosa e dove ricevetti, con grande emozione, la mia Prima Comunione, poi tornammo a casa dove feci colazione con il cioccolato caldo, che era la mia passione.>> La cioccolata! Era attesa come un dono dopo la cerimonia, era un sentirsi grande, ammesso nel mondo spirituale degli adulti. Ci faceva sentire importanti. Ho assaporato il gusto di quel giorno lontano e sì, era anche la mia passione!       
Lo stile narrativo di Ubaldo è colloquiale, denso e caldo come il racconto di un nonno che ti avvolge tra le braccia e ti rassicura. Non importa quale sia l’età del lettore: si troverà con le mani appoggiate sotto il mento ad ascoltare e a fissare il volto del nostro autore, rapito dalle sensazioni risvegliate, creando un continuum tra generazioni. 
Anche la narrativa è una forma di poesia quando tiene conto, magari inconsapevolmente, della comunicazione immediata e mediante della poesia stessa, che è linguaggio universale perché diretta espressione dell’anima. Ubaldo Capitini ha colto in pieno quest’aspetto comunicativo immediato: ha trasformato vita vissuta in poesia e filastrocche della nonna, riuscendo nello stesso tempo ad ancorare l’uomo alla sua terra, mantenendo intatta tutta l’identità della cultura di un popolo, racchiudendola in un contenitore variegato ed emozionante. I giochi, le favole, l’adolescenza, le vacanze al mare, il cortile sotto casa, le strade, le ricorrenze e le cerimonie, gli antichi mestieri, le tradizioni, tutto annotato con amore, raccontato con un briciolo di nostalgia ma con occhio benevolo alle possibilità del presente. Un’affascinante lettura per ogni età in cui le “cose perdute” tornano presenti e vive.
                                                                                                                                 Bruna Cicala
Per info: ass.irumoridellanima@gmali.com

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