lunedì 16 ottobre 2017

BOMBARDAMENTO DI CIVITAVECCHIA 14 MAGGIO 1943 di ALBERTO PALMUCCI

BOMBARDAMENTO DI CIVITAVECCHIA 14 MAGGIO 1943
Crollavano le chiese
nella città urlante,
e udivo i morti 
reclamar la vita
e i vivi Dio.
Dopo,
sulle spente macerie
andai cercando un fiore.
C’era chi mi diceva:
rinchiudilo nel cuore
ché il vento che confonde
la polvere e le pietre
non te lo porti via.
E c’era che diceva:
buttalo in pasto ai cani.
Io lo portai nel cuore,
aperto ai vivi e ai cani,
al vento e al mondo.
Il vento entrò come una furia,
e ad uno ad uno i petali
sfogliando e turbinando
portò lontano.
Qualcuno, infine,
con un fiammifero acceso,
frugando,
trovò ed arse
lo sterpo di quel fiore.
Ed ora io sono
come le pietre e la polvere
del mio paese
quando gli dèi morirono
sotto il fuoco del cielo.
Ma la mia vita
è ancora aperta
ai cani e al mondo.
Qualcuno potrebbe entrare,
disperdere la cenere,
e ripiantarvi un fiore.
ALBERTO PALMUCCI

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