mercoledì 2 agosto 2017

A RENATO FILIPPELLI, AMICO E POETA di PATRIZIA STEFANELLI

A Renato Filippelli amico e Poeta
Di te ricordo le elle, quelle tonde
della scrittura tua fuggevole
sulle durezze;
e ti ritrovo in un cappello bianco,
in scarpe e passi di casualità
come fiori con dedica, d’estate.
Così acerba era la mia età
sulle stranezze dei versi affacciata
e tu ridevi ad ogni ingenuità
come un padre amorevole ed ansioso.
“Vai, non fermarti” mi dicesti mentre
di Pirandello chiedevo e follia
“Anche in lui fu pazzia”.
Ne riportai in esame al professore
(tale Giorgio Taffon, grande esemplare)
che dissentì e protestai.
“M’insegna il Filippelli! “ dissi altera
e il suo alter ego fu prostrato
dalla dicotomia dell’essere.
Mi calzi memorie oggi,
sento quanto fu bello il nostro viaggio.
Come nella palude un plenilunio
il chiaro d’ostia s’affaccia e rischiara
increspature nelle ombre di vento.
Non so ancora la gioia della fede
non ne dissi a mia madre
e forse lei neanche la trovò.
In umiltà per me fu il tuo messaggio
in versi brevi come frecce.
Chissà, forse fu questa la mia fonte,
sulla via vado pensando.

1 commento:

Lascia il tuo commento