domenica 2 luglio 2017

SOLO LA VOGLIA DI UN SORRISO di TOMMASO PANTUSO GUALTIERI

MENZIONE DI MERITO PERSONALIZZATA CON LODE ALLA CREATIVITÀ SEZ. B


Con un vestito un po' sgualcito. Forse un po' più che sgualcito.
A dire il vero quel vestito ricordava tempi migliori, tempi luccicanti che non avevano il tempo di prendere con sé il bello che capitava di tanto in tanto, forse anche di più. Tempi frenetici pieni di arsura che cercavano in ogni istante di colmare una sete sempre più incessante, mai appagata. I tempi di mattina.
Era di sera, forse di giorno, ma non aveva più importanza perché ora tutta la vita si srotolava come uno scampolo di tessuto tenuto da un lato e lanciato giù per le scale. Quel tessuto con cui era stato cucito il suo vestito, un po' sgualcito, forse un po' più che sgualcito.
Ora era lacero, in qualche punto, qua e là, forse più che in qualche punto, e anche più che lacero.
Aveva qualche strappo che cercava di nascondere in certe circostanze, mostrando alcuni lati di sé che non mettevano in luce la giusta prospettiva. Se ne vergognava un po' e aveva perso l'amore per se stesso, ma le gambe ancora lo tenevano e a volte era costretto a camminare.
Non che lo volesse, ne avrebbe anche fatto a meno, ma dovendo svolgere quelle semplici attività periodiche che gli ricordavano di essere vivo, si trovava a volte tra la gente e si sentiva osservato.
Non che fosse vero, ma lui sentiva così.
La strada era ancora lunga, stretta, la luce era incerta.
Il timore e l'imbarazzo di percorrerla erano grandi.
Era di sera, forse di giorno, ma non aveva più importanza.
Guardando in fondo alla strada, guardava lontano, laggiù, all'orizzonte.
Era tutto lontano, quello che guardava, non lo avrebbe mai più raggiunto, forse non lo voleva.
Dietro si sé però la strada, benché lunga, era corta. Lui camminava, 
andava avanti e si sarebbe aspettato di vedere il percorso alle sue spalle allontanarsi, e non capiva quell'inganno degli occhi.
Dietro era tutto corto, un susseguirsi di eventi del passato vissuti e allineati sul tessuto di quel vestito.
Avrebbero necessariamente dovuto perdersi a vista d'occhio in un imbuto prospettico con un inizio lontano. Ma niente. Tutto era così vicino, pressante sulla sua anima e confuso, impastato come un panetto pronto per la pizza, come un bastoncino di zucchero aggrovigliato e multicolore,  vicino, come se non avesse mai potuto acquisire memoria di sé tanto da avere storia lontana e dignità di vita da raccontare.
Quindi quello - si chiedeva - forse non è mai esistito. Forse io non sono mai esistito. Forse non esisto!
Ma poi tornava nel presente e guardava la strada davanti a sé.
Stretta, lunga e con la luce incerta.
Continuava a chiedersi se la luce fosse incerta perché la sua vista non era più quella di una volta o se fosse sera, con quel bagliore che appiccica un po' lo sguardo.
Era uscito di giorno, forse era giorno, ma non aveva più importanza.
All'improvviso si trovò avvolto in aromi che gli ricordavano tempi passati, tempi tranquilli, scanditi da una quotidianità che lasciava tanto spazio alla fantasia dei suoi desideri.
Non alla sua fantasia, a quella dei suoi desideri.
Tempi in cui c'era un calore diverso, colorato da vicinanze affettuose e vetri colorati, tempi lontani, perduti, trascorsi, di abbondanza.
Era lì, guardava quel dolce sul banchetto, profumi di manicaretti che non poteva più permettersi.
Ricordava le domeniche, che erano anche sabato, quando con qualche dono si recava da una famiglia bisognosa e godeva di quei sorrisi stupiti, della gioia di bambini con la gioia di un bambino, degli sguardi che accettavano con dignità il poco che potevano ricevere e che lui poteva offrire.
E poi silenzioso andava via, di nascosto si allontanava, con un saluto breve, un po'  imbarazzato, non voleva ringraziamenti, cercava solo un sorriso, e lo aveva ricevuto.
Ne aveva bisogno. Lo prese. Lo mise in tasca e di nascosto si allontanò.
Lo rincorsero, lo afferrarono per un braccio, si strappò il vestito, si strappò la sua anima, si strappò il suo cuore.
Motivazione: “. Quel tessuto con cui era stato cucito il suo vestito, un po' sgualcito”, sgualcito come l’uomo che in questo racconto cerca disperatamente di ritrovarsi, di capire il nuovo giorno raccogliendo la forza da un passato sereno. Difficile e incerto il passaggio, dove un sorriso può risvegliarci dal torpore dell’anima.
Paola Bosca.




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