domenica 2 luglio 2017

PRONTO ANNA di COSTANTINO MARIA

MENZIONE DI MERITO PERSONALIZZATA CON LODE ALLA CREATIVITÀ SEZ. B


          Carlo entra in ufficio in perfetto orario, come tutte le mattine del resto, e prima ancora di togliersi il cappotto e posare sulla scrivania la borsa portadocumenti, afferra il telefono e compone il numero di casa, casa che ha lasciato da non più di un quarto d’ora, massimo venti minuti.
          “Pronto, Anna?”, Anna è sua moglie, che ha appena salutato prima di recarsi al lavoro. Inspiegabilmente, avverte quest’impellente necessità di risentirla al telefono appena messo piede in azienda. Mara, la sua collega di stanza, lo guarda sconsolata e rassegnata. Il rituale di ogni mattina va rispettato. “Anna, amore, iniziamo questa nuova giornata (con la variante, il lunedì, iniziamo questa nuova settimana), il tempo è così così, ma sembra non faccia freddo. Allora ciao amore, a tra un po’”. Il “tra un po’” è stimato in circa un’ora, tempo massimo prima di risentire nuovamente la voce di Anna.  E così per tutta la giornata, a scadenze più o meno regolari parte la telefonata di contatto. Mara si chiede quale sia il problema di questa coppia. Il fatto curioso è che ormai quest’abitudine è divenuta talmente automatica che Carlo non si rende neppure conto degli sguardi di compatimento che gli rivolgono i colleghi. Mara si immagina questa Anna come una creatura che quantomeno è portatrice di un qualche deficit cognitivo o qualche sia pur lieve ritardo mentale. Diversamente, non c’era spiegazione a un tormento come quello. La dipendenza è reciproca poiché se per qualche motivo Carlo non rispetta gli orari consueti, Anna si scatena con chiamate al fisso o al cellulare. Sembra che la voce del marito abbia un effetto sedativo sull’equilibrio mentale di questa donna, o almeno rassicurante quel tanto che basta a occuparsi di qualcos’altro nella giornata.
Però presto l’aspetto organizzativo dell’ufficio sarebbe cambiato, Carlo ancora non ne era stato messo a conoscenza ma la dirigenza aveva deciso di applicare la linea dura per quanto riguardava le telefonate personali e in genere gli impegni extralavorativi che distoglievano in qualche misura i dipendenti dallo svolgimento delle proprie mansioni. Sarebbe stato un problema dirlo a Carlo tanto più che il manager aveva incaricato proprio Mara di dare la poco lieta novella al suo collega, motivando la richiesta con il fatto che tra loro due vi era indubbiamente maggior affiatamento reciproco  dato dalla condivisione dello stesso ambiente da più tempo.
    Il giorno successivo Carlo stranamente si assenta per malattia un paio di giorni e il direttore prega Mara, in via eccezionale, di contattarlo per parlargli. Non vorrebbe apparire troppo rude nel comunicargli le nuove linee d’indirizzo dell’azienda e allo stesso tempo tende a evitare, quando possibile, questo genere d’incombenze. A questo punto, Mara chiama Carlo e gli chiede un incontro poiché ha bisogno di parlargli. Carlo è sulle corde, sembra a disagio e dice alla collega che al momento non può assentarsi da casa. Mara si offre di passare da lui nel tardo pomeriggio, a fine lavoro. Eviterebbe volentieri quest’incontro ma ormai è troppo tardi per tirarsene fuori in qualche modo. Poi non vuole inimicarsi il direttore che le ha chiesto questo favore a titolo personale e in più si è affezionata a Carlo, a quel suo modo timido di esistere, quasi in punta di piedi, riservato, gentile, una persona per bene.
    Il condominio di periferia è grigio, anonimo, incastrato in una fila di palazzine tutte uguali, circondate da pochi giardinetti spelacchiati. E’ già buio quando Mara suona al citofono, la voce di Carlo la invita a salire al secondo piano. L’ingresso è piccolo e spoglio, Mara è guidata verso un salottino buio, illuminato soltanto da una lampada a parete. Anna, la moglie di Carlo è seduta su una poltrona affiancata al muro. E’ piccolina, infagottata in una tuta grigia troppo grande per lei. Le sorride, sulle ginocchia un cagnolino minuscolo che alza la testolina al suo ingresso. Di fianco alla poltrona sono posate due stampelle.  “Mia moglie Anna, lei è la mia collega Mara”. Dopo le presentazioni e qualche convenevole, Carlo e Mara si chiudono la porta alle spalle. Con la scusa di passare a prendere il latte e di accompagnare per un tratto la collega, i due si ritrovano in strada.
   “Dimmi pure Mara, preferisco che mia moglie non sia presente al nostro colloquio. E’ molto fragile, voglio evitarle qualsiasi emozione per non turbarla ulteriormente. E’ affetta da una rara malattia che attacca il sistema nervoso centrale e che se la sta portando via giorno dopo giorno. I medici purtroppo ci danno poche speranze e Anna è precipitata in un grave stato depressivo. Sente di avere poco tempo ed ha solo me al mondo. Dobbiamo contare l’uno sull’altra, abbiamo soltanto un aiuto saltuario da parte di un’associazione di volontariato. Le fanno un po’ di compagnia quando io sono al lavoro e la aiutano nelle necessità quotidiane.  Io rappresento il suo unico punto di riferimento e quando non sono con lei, la rassicuro come posso, questo contatto frequente per lei è essenziale, l’ha confermato anche lo psicologo dell’associazione, le serve per non mollare del tutto e per continuare a lottare per quanto possibile… Ma tu, che cosa dovevi dirmi Mara, a proposito del lavoro?”.
   “Ma in verità niente che non avrei potuto dirti anche al tuo rientro, soltanto che avevamo pensato di organizzare una cena, tra noi colleghi una di queste sere e volevamo chiederti se ti farebbe piacere essere dei nostri. Ma non c’è fretta, pensaci pure e poi ci dirai. Ciao Carlo, si è fatto un po’ tardi, salutami ancora Anna”.
      Mara si allontana in fretta attraversando le aiuole spoglie. E’ davvero tardi, deve rincasare e non sa che cosa preparare per cena. Sente una stretta serrarle la gola e ricaccia indietro le lacrime.
      Una sensazione di gelo la attraversa da capo a piedi. “Fa davvero freddo” dice a se stessa stringendosi il cappotto sulle spalle.

 Motivazione: Un racconto che descrive la sensibilità amorevole di un uomo nei confronti della moglie. Un Autore che con la sua semplicità descrive ambienti e sentimenti coinvolgendo chi lo legge.
Paola Bosca.



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