domenica 2 luglio 2017

OGGI È GIÀ DOMANI di DE LIETO VOLLARO ANTONIO

MENZIONE DI MERITO PERSONALIZZATA CON LODE ALLA CREATIVITÀ SEZ. B


Nota dell’autore.

Quella che sto per raccontarvi è una storia molto strana, direi ‘paranormale’ e divertente per molti aspetti, dal sapore di una bella fiaba, di quelle fiction a lieto fine che ogni tanto propongono sotto le feste natalizie. Chi ha fede e crede in certe fatalità celesti, chi crede semplicemente ad alcuni misteri paranormali e chi invece le prende come storielle divertenti da leggere per rilassarsi. A molti di questi ultimi, accadono le cose più strane e non gli danno il giusto peso, finché non sono messi con le spalle al muro, dai fatti compiuti, finendo col crederci anche loro. Non vi descrivo nulla, lascio tutto al racconto e ai dialoghi, la descrizione dei fatti, dei luoghi e delle persone, i loro caratteri, principi morali, a voi il piacere di scoprire man mano l’evolversi del racconto. Termino questa breve nota, dedicando questo raccontino a tutti coloro che credono nei sogni, nelle belle favole e chi ha veramente fede in Dio, può capitare anche questo.

Era un’afosa giornata d’agosto, io avevo già un anno, un bel bambino moro, pienotto nelle braccine, gambine, paffutello non grasso, come tutti i bambini in salute in pieno sviluppo di crescita. Dovevo essere già pesantuccio, con quella costituzione di prestanza fisica, e mia madre nel tenermi in braccio, doveva faticare non poco. Non ricordo bene, dove mi stava portando, né che ore fossero, di certo doveva essere tarda mattinata, perché il caldo era già soffocante. Da quel che mi raccontarono anni dopo, avevo già spento la mia prima candelina, qualche giorno addietro, quindi eravamo già quasi a fine agosto. Nello scendere degli scalini di un locale, mia madre inciampò improvvisamente in un tappetino rosso che li ricopriva, ed io volai via dalle sue braccia, cadendo rovinosamente a terra, battendo la testa. Per fortuna, feci in tempo nei miei primi dodici mesi a irrobustirmi bene le ossa, specie quelle del cranio, da non subire danni, seppur un forte trauma cervicale, mi facesse sprofondare in un coma profondo, e comunque vigile, perché l’immediata risonanza magnetica, aveva escluso danni cerebrali. Nel momento in cui caddi in quel coma profondo, ho vissuto un’esperienza che pochissimi, credo, abbiano avuto la fortuna di vivere.
Non so dirvi se era un sogno, o ero entrato in una nuova dimensione di pre morte o altro. Mi limito a raccontarvi quel che ho vissuto in quel periodo che ero in coma, prima del mio risveglio e come avvenne, quanto sarà legato a tutta la mia vita fino ad oggi. La prima sensazione che ebbi, fu di viverla come un adulto, cioè non ero un bambino di appena un anno, potrei azzardare circa sulla ventina, al massimo. Ricordo che mi trovavo dentro un’enorme stanza, tipo aula scolastica o universitaria, luminosissima, ben arieggiata, con le pareti adornate d’affreschi divini, come in una chiesa e in fondo c’era una cattedra, costituita di un bel marmo bianco, ed era molto lunga, da ospitare dietro di essa, sedute, molte persone, direi una decina, e altre in piedi dietro di loro. Mi sentii chiamare da loro, d’avvicinarmi senza timore, che dovevano sottopormi alcune domande.  Man mano che percorrevo tutta la stanza, avvertivo una piacevole sensazione di rilassatezza, serenità e gioia, come se stavo per andare a ritirare un premio. I primi tre davanti a me, erano vestiti di un bianco candido, poi man mano gli altri indossavano abiti di vari colori, ma molto chiari, allegri, non scuri. Chi in giacca e cravatta, come i primi tre di colore bianco, altri semplicemente casual. M’invitarono a sedermi e chi avevo di fronte, iniziò a parlarmi con un tono così pacato, che stavo per addormentarmi pure lì. –“Figliolo, sei consapevole dell’esperienza che stai vivendo? Ti sei chiesto, perché ti trovi qui e chi sei tu?” –“Sinceramente no, però qualcosa mi dice, che non è normale che io sia qui e le piacevoli sensazioni che sto provando! Non ho idea neppure chi siate voi, so dentro di me che devo portarvi rispetto e devozione, e gratitudine per come mi avete accolto e messo a mio agio! Non saprei dirle ma è come se io già sapessi, l’ho vista da qualche parte, che ruolo ha, insomma intuisco che deve dirmi qualcosa, che non ha fatto in tempo a dirmi prima, intendo prima di venire al mondo! Adesso sono qui ad ascoltarla!” ---“Bravo, ero sicuro che su di te, avrebbe fatto subito effetto, la bontà e la saggezza che ti donai, quando ti soffiai dentro la vita! A tutti do lo stesso siero, mentre soffio dentro la vita, al momento del concepimento e del parto dopo! Chiamalo ‘Vaccino Divino, se vuoi, ma non è la stessa cosa del vaccino, che è propinato contro le malattie terrestri! Questo è un dono, comprendente dei poteri, che si attivano con una sola condizione! Dipenderà dalla scelta che vorrai fare, dopo che avrai ascoltato i miei avvertimenti! Anch’io m’imposi un’unica e fondamentale condizione: il libero arbitrio! Tu, come tutti i tuoi fratelli terrestri, sei liberi di scegliere tra il bene e il male.  Prima ti parlo del male e poi del bene: se scegli di vivere nel male, disprezzerai la vita e dignità altrui, pur di avere ricchezza, successo, che avrai, perché satana pur di distruggere tutto quel che ho creato, ti adulerà, ti tenterà con ogni mezzo, facendoti godere subito di alcuni benefici, pur di vincere, e sarai libero di farlo, però dovrai fare i conti con la tua coscienza, non con me! Tu sarai solo, alla fine della tua vita, sarà la tua coscienza a giudicarti, unica e terribile, unica capace di sentenziare la condanna delle tue azioni e precipiterai nell’inferno di te stesso, finche non sarai consapevolmente pentito, di quel che hai fatto e scelto di fare nella tua vita, pur di vivere una vita agiata. Se scegli di vivere nel bene, amando il tuo prossimo come te stesso, premettendo gli altri a te, prima di ogni cosa, sapendo che potresti vivere una vita di stenti, di sacrifici, umiliazioni, e combattere duramente e comunque, qualsiasi prova cui sarai sottoposto, e se sarai disposto pure a sacrificare la tua vita, pur di salvarne un’altra, allora non dovrai temere, il giudizio della tua coscienza, per aver scelto e percorso sempre sul sentiero da me illuminato e saputo prendere sempre le giuste decisioni. Commetterai anche tu degli errori, cadrai e saprai rialzarti, pentito di alcune decisioni sbagliate, prese a causa delle tentazioni di satana, che non ti lascerà mai, nel corso della tua vita. La tua forza per sconfiggerlo, sarà di chiedere perdono subito, ammettere i peccati e riprendere il cammino che ti ha indicato il tuo unico Dio, Signore Padre tuo!”—“Padre mio, se sei un’unica Energia Divina, perché io ti vedo scomposto in tre distinte figure? Perché hai concesso a diverse Nazioni e uomini, di pregarti e adularti sotto diversi nomi! Se non vuoi rivelarmi questo mistero, io accetterò la tua volontà, come sempre, avrai sicuramente i tuoi buoni motivi, nel non volermi rivelare nulla!”—“Figliolo, tu parli col cuore, e dovrei ricompensarti per ciò, ma hai pure ammesso che è un mistero Divino, e comprenderai meglio, più avanti, il suo significato! Adesso basta con le domande, dimmi qual è la tua decisione? Appena avrai dato la risposta, qualunque sia, ti risveglierai e riprenderai la tua vita, quella che hai deciso di prendere, ma sarà scandita dal tempo! Il tempo sarà tuo compagno, ti ricorderà sempre, che non puoi fermarti, dovrai andare sempre avanti, perché, in qualunque momento sarà lui a dire stop, e non dovrai farti trovare impreparato. Sappi che, per il principio del libero arbitrio, tu potrai cambiare il corso della tua vita, in qualunque momento! Ricordati che dal momento stesso in cui ti deciderai di passare dal male al bene, ti sarà riconosciuta “l’indulgenza di conversione” dopo un reale pentimento dei tuoi peccati e delle tue azioni malefiche, mentre subirai peggiore punizione dalla tua coscienza se accadrà il contrario: ti lascerai tentare da satana, dopo aver scelto prima Dio, per poi abbandonarlo, perdendoti nella strada del peccato, dopo esserti lasciato tentare da satana! Però se farai passare molto tempo per il pentimento e ritorno sulla via del signore, t’indebolirai sempre più, rinforzando e ingrossando le catene che ti terranno prigioniero a satana. Io non potrò aiutarti, se non sarai tu a voler aiuto da me, o dai miei fidati collaboratori, che ti allungheranno una mano, per svincolarti dalle catene. Se ti desterai per tempo e ti pentirai, trovando la forza e il coraggio di redimerti subito, il prima possibile, sarai perdonato e pulito subito dai tuoi peccati, ritrovando subito la mia luce e il sentiero che ti avevo indicato. Ho fatto accadere questo incidente, perché una parte di queste informazioni fondamentali sono andate perse, mentre ti soffiavo dentro la vita, il Siero Divino. Era necessario in un modo o nell’altro, poterti parlare e informarti ufficialmente di ciò!”.
“Padre mio, tu che mi hai donato la vita, hai già letto dentro la mia anima, e sai già quale decisione ho preso! Ho capito che era una formalità questo incontro, come accade a tanti anche in tarda età e dopo il colloquio avuto con te, si pentono e rinascono a nuova vita, risvegliandosi dal coma, irriconoscibili dai loro parenti, per il nuovo stile di vita, che intendono fare!  Padre mio, che sei nei cieli, sia fatta la tua volontà! La ricchezza mia sarà il bene del mio prossimo, se chi starà bene grazie a me, io starò bene, grazie a lui! Le prove che sarò chiamato a superare, non saranno mai pesanti di quelle che dovranno superare, chi non ha fede e la mia fede, sarà la forza che mi farà superare ogni prova!”.
-“Bene figliolo, hai ragione, sapevo già la risposta che mi avresti dato, ma ho voluto che la dicessi a voce alta, perché mettesse radici ben salde dentro di te, udendola tramite il tuo cuore! Ti sveglierai col ticchettio di una sveglia, che scandirà sempre il tempo della tua vita, e t’indicherà che non hai tempo da perdere, per il pentimento e il ritrovamento della mia via, qualora dovessi cadere nel peccato! Ho messo nel conto pure questo, soprattutto che ritroverai subito la forza e non perderai tempo a chiedere perdono tramite confessione e riprendere il viale che ti ho indicato, per giungere fino a me, nell’alto dei cieli, in gloria! Un’ultima cosa: non rivelare mai a nessuno questa tua esperienza, finche non te lo dirò io! Lo capirai da solo, quando avrai l’autorizzazione a rivelare ciò, e accadrà molto tardi, dopo che tu avrai condotto davvero una vita all’insegna dell’amore per il prossimo e timoroso di Me! Va adesso, la tua mamma non deve piangere più!”.
 “Tic tac, mamma, tic tac fa orologio! Li, lì tic tac mamma!” furono le prime parole che dissi risvegliandomi.
-“Amoreee, si tic tac, tic tac è lì sopra il comodino! Grazie a Dio, ti sei svegliato! Cosa combina questa mamma che ti ha fatto cadere! Dottoreee, infermieraa, si è svegliatooo!” gridò subito, premendo anche il campanello d’aiuto.                                                        
Da quel giorno, sono trascorsi molti anni, e man mano che crescevo, notavo che ogni cosa che pensavo in positivo si avverava, come una premonizione, ciò che desideravo diveniva realtà. Avevo già vent’anni e mi divertivo sempre più a sviluppare questo mio strano potere, chiamiamolo istinto e intuito alla massima potenza. Per esempio, se dovevo prendere una strada invece che un’altra, che mi avrebbe condotto comunque a destinazione, mi bastava pensare e concentrarmi su quale fosse più conveniente, come traffico e risparmio di tempo, ed ecco che subito mi arrivava la conferma d’aver preso la giusta decisione. Un incidente aveva bloccato l’altra strada e avrei impiegato il doppio del tempo, oppure la banale coda al supermercato, o altre piccole cose, che sono molto numerose da elencare, e quel che vi dirò sarà molto più esauriente e concreto. Iniziando dal lavoro, dove con l’intuito evitavo molti guai e impicci, leggendo subito i segnali che mi erano posti dall’alto. Sì, questo è un piccolo segreto che non vi avevo anticipato. Lassù ho una guida spirituale assegnatemi, mi guida su come meglio interpretare i segnali della vita, che facilitano a sviluppare sempre più il mio “potere paranormale”.
Ancora non avevo scoperto il gioco d’azzardo, tipo il lotto, totocalcio e scommesse varie, però frequentavo i tabacchini, perché avevo iniziato a fumare.  Lì dentro notavo della gente che si affannava con dei numeri, e l’esercente annotava e rilasciava ricevute dietro pagamento. M’informai incuriosito e mi spiegò che si vinceva discretamente in base a quanto si puntava e quanti numeri, messi insieme tra loro o singolarmente. Provai pure io, con dei pochi spiccioli che mi erano rimasti, scegliendone tre sul tabellone affisso. L’estrazione era la sera stessa, ma non ci pensai più, era sabato e dovevo vedermi con la fidanzata e amici, per passare una giornata di divertimento. Quel giorno, vidi un poveraccio stremato dalla fame, vestito di stracci, che rovistava nella spazzatura. Non esitai un istante a dargli cinquemila lire, che all’epoca valevano più di dieci euro di oggi, per comprarsi qualcosa di decente, invece dei rifiuti e scarti. Mi fissò incredulo di quel generoso gesto e mi disse: -“Grazie figliolo, sai che sei l’unico ad aver fatto questo generoso gesto? Con questo mi hai illuminato nuovamente che Dio c’è, che la speranza dell’amore misericordioso esiste ancora nel cuore delle persone! Non disperdere il tuo seme, ragazzo, fanne buon uso e ne sarai ricompensato!” – “Io non l’ho fatto per essere ricompensato, ma perché ho visto che tu ne avevi bisogno! Non si dona per ricevere, perché il grazie è insito già nel sorriso che mi hai regalato e questo basta come ricompensa! Sono felice d’averlo fatto perché mi ha fatto stare bene e mi darà una giornata diversa e luminosa!”-"Che Dio ti benedica ragazzo, spero che tu sia d’esempio per i tuoi amici che ti stanno aspettando! Vai e grazie ancora!” rispose accarezzandomi le mani. Non me le lavai, non me le sentii sporche, ero cosi tanto esaltato per la sua risposta e il suo sguardo tra il felice e l’incredulo, che passai davvero una bella giornata spensierata con i miei amici. L’indomani mattina era domenica, il sole già alto ed io sonnecchiai ancora nel letto, per altra ora. Mentre feci colazione, diedi uno sguardo al giornale che mio padre portò di buon mattino. Sfogliandolo, vidi l’estrazione del lotto e mi ricordai della giocata fatta il giorno prima. Andai a controllare e scoprii d’aver vinto una bella sommetta, Pensai a quel poveretto costretto a vivere sotto il cielo stellato o al riparo di qualche ponte coperto solo da cartoni e a mangiare porcherie, mentre io più fortunato, dormivo in un bel letto, e mangiavo roba sopraffina, poiché appartenevo a una famiglia nobile e benestante. Mi venne in mente il momento di quando caddi, quando ero piccolo e di quello strano sogno, di quel che decisi, m’impegnai senza pensarci due volte. Mi ritornò in mente come se l’avessi vissuto realmente e tuttora sempre, ci penso, come un avvertimento al mio impegno e conseguente comportamento. Mi lavai e uscii di corsa per intascare la vincita. Non fu male, ben tre milioni di lire, che oggi sarebbero circa millecinquecento euro, solo che in lire avevano un potere d’acquisto molto più alto, equivalenti a tre stipendi di allora di un modesto impiegato. Io già lavoravo e il mio stipendio iniziale era molto inferiore: mi fece comodo metterli da parte, per l’acquisto di qualche auto o moto. Uscendo dalla ricevitoria, notai lo stesso signore cui avevo fatto l’elemosina, era seduto su una panchina all’ombra di un albero. Dormiva ubriaco con una bottiglia di vino semivuota ancora in mano. Gliela tolsi prima che gli cadesse a terra, e in una tasca gli infilai ben centomila lire certo che li avrebbe trovati e non persi: non glieli lasciai col pensiero di vincerne altri come buona azione, bensì come gratitudine alla ricompensa ricevuta e per lui, quei soldi, equivalevano quanti i miei tre milioni vinti. La prossima volta se lo rincontro sveglio, gli regalo qualcosa d’abbigliamento pulito, perché mi sembra poco rispetto a quanto vinto, doveva essere qualcosa di più concreto e duraturo (pensai tra me e me).

Qualche tempo dopo, leggendo dei numeri su un cartellone  pubblicitario che ritraeva uno slogan sulla fortuna, mi ricordai dei numeri giocati e vinti. Qualcosa mi diceva di puntare su quei numeri, prendendo pure la lettera accanto a quei numeri, che pareva indicarmi su quale ruota giocarli.
Sentivo che avrei vinto di più, essendo più numeri da mettere in gioco.
La sera dell’estrazione, la seguii con trepidazione e il telegiornale annunciò una favolosa vincita al lotto proprio nella mia città. Percepivo una strana sensazione, un nervosismo interno che non riuscivo a decifrare, che compresi subito appena controllai i numeri estratti. Praticamente avevo vinto quasi dieci anni di lavoro e per quel periodo ci compravi pure la casa. Comunicai la notizia ai miei e felici festeggiammo a cena fuori. All’epoca l’estrazione del lotto avveniva una volta la settimana, precisamente il sabato sera, quindi dovetti attendere il lunedì per incassare la vincita, facendomela versare sul conto corrente.
Dopo qualche settimana che ricevetti l’ammontare, andai subito come mi ero ripromesso a cercare il mio amico al quale dovevo comprargli della roba nuova da indossare. Era li, sempre su quella panchina che mangiava e beveva in compagnia di un altro amico, sventurato e povero come lui. –“ Ciao Paolo, come stai, mi presenti il tuo amico?” gli dissi.
-“Hei, ciao figliolo, grazie per le cento mila lire, le ho divise con lui! Condividiamo tutto, certo che te l’ho presento, si chiama Melo!” rispose sorridendo felice di rivedermi.
-“Come sai che sono stato io a metterteli in tasca? Se eri sveglio, perché non mi ringraziasti subito?” replicai contrariato.
-“Caro ragazzo, sappi che ogni giorno è già domani e cosi via! Ero certo che fosti stato tu, e cosi ci siamo rivisti per la terza volta! Rispose.
-“No, semmai per la seconda volta, la prima dormivi, almeno cosi sembrava!” gli risposi.
-“Anche se non ci siamo parlati, ci siamo comunque incontrati e solo tu potevi essere l’autore di un gesto di cosi intenso amore e rispetto, verso chi se la passa peggio di te! Oggi è già domani, oggi agisci e domani lo vivrai, e tuttavia lo vivi già da subito, gratificando il tuo cuore e illuminando la tua anima!” rispose fissandomi negli occhi. Quel giorno capii cosa intendeva dire il prete in chiesa, quando ancora bambini, feci la prima comunione: Gesù è in ognuno di noi, ami il tuo prossimo come te stesso e amerai lui. E cosi è stato, mi sono sentito subito investito da un’energia inebriante e rilassante nello stesso tempo, facendomi sentire una serenità e una pace indescrivibile.
-“Sentite, venite con me, che vi compro qualcosa di nuovo da indossare, più fresco e adatto al clima attuale, poi quando finirà l’estate, penseremo a qualcosa di più pesante!” dissi loro.
-“A entrambi? Figliolo ti costerà un quarto di stipendio, almeno! Intervenne Melo.- Vedi quanto siamo grossi?”.
-“Tranquilli, se mi sono esposto, è perché posso e sono felice di farlo! Dai andiamo e mi racconterete la vostra storia, come vi siete ritrovati in queste condizioni! Lo invitai a seguirmi.
-“La mia è breve, ero sposato, persi lavoro e moglie, per fortuna non avevamo figli e cosi, mi sono lasciato andare! Persi pure la casa, non avendo più reddito!” rispose Paolo in modo succinto, senza esporsi molto.
-“La mia è quasi simile, però avevamo un figlio, perso in un incidente, e cosi dopo essere rimasti soli, il nostro rapporto si deteriorò entro breve tempo, anche per aver perso il lavoro a causa mia e della mia depressione e alcol! Ora non so neppure dove lei sia, se si è rifatta una vita o meno! Vado spesso al cimitero da mio figlio, lei, però non l’ho mai vista né la vedo mai! Forse mi evita appositamente e se io sono li, magari attende che me ne vada!” rispose Melo.
Appostati tu, e attendi che sia lei ad andarci prima di te e la blocchi! Cosi non potete andare“Beh, puoi fare il contrario se vuoi parlarle, chiarire qualcosa!re avanti! Avete avuto qualcosa che vi ha uniti per sempre e non vi dividerà più, neppure dopo la morte: vostro figlio! L’incidente è stato a causa tua, vero? Avevi bevuto e ti sei sentito in colpa e da lì è iniziato il tuo declino!” gli dissi, senza mezzi termini.
-“Ragazzo, ma tu come sai queste cose? Sei un angelo per caso? Questi regali, questa misericordia, cosi improvvisa! Il tuo parlare, cosi pacato e saggio!” mi chiesero quasi in coro.
-“Boh, non saprei dirvi, io mi sento molto vivo! Non saprei dirvi se esistono angeli vivi, una cosa è certa, a me viene naturale comportarmi cosi e credo che lo debba fare ognuno di noi, per stare bene con se stessi e con il mondo intero! A quanto pare sono più i demoni che angeli gli abitanti in ogni persona, per l’indifferenza, malvagità, crudeltà, cattiveria che si vede in giro e dalle notizie lette sui quotidiani e mass media in generale! Ora devo andare, però desidero chiedervi un’ultima cosa: voi vorreste tornare a una vita dignitosa? Con la vostra casa, anche se il passato non posso farlo tornare indietro? Chiesi loro.
-“ Perché dici cosi? Allora è vero che sei un angelo e fai i miracoli! Replicò Melo
-“No, no, ripeto non sono un angelo, né faccio miracoli, però posso aiutarvi materialmente a riprendervi la vostra vita, una casa, non dico un lavoro, perché ormai anziani, però una compagna per non passare gli ultimi anni da soli, si! Ho un’idea che se mi riesce, potrò far star bene tante altre persone bisognose come voi, o evitare che altre diventino come voi adesso! Ciao ora devo scappare a presto!” risposi seraficamente.- Ciao, che Dio ti benedica sempre figliolo!” risposero in coro, stringendogli entrambi le mani.
Strada facendo, riflettei al dialogo avuto con quei due, nel considerarmi un angelo, per il mio atteggiamento cosi disponibile, premuroso, soprattutto con le sensazioni che percepivo dentro, nel aver fatto quelle opere di bene  in modo del tutto naturale, come una missione  per me nel far del bene al prossimo e restarne felice nel vederlo sorridere e stare bene. E poi il fantastico intuito di prevedere ogni cosa, l’istinto di fiutare il bene e il male e riconoscerlo subito? Non credo che ciò accada a tutti, solo nei film e nelle favole, ed io non sto girando ne un film, ne appartengo ad una favola disegnata, bensì sto vivendo la mia comune vita quotidiana, con un lavoro, una fidanzata, amici, macchina moto eccetera, e quindi? Chi sono io, perché ho questi poteri, veramente sono un angelo con una missione da compiere? Non mi hanno mai detto che sono qui sulla terra per un motivo ben preciso, piuttosto chiesto solamente di decidere tra il bene e il male e io scelsi il bene, senza pensarci due volte, come una cosa scontata. Vediamo se quello che penso io rispecchia la realtà (pensai ancora tra me e me).
Dopo questa profonda riflessione, andai dritto nella ricevitoria e giocai una quaterna, puntandoci l’importo giusto per una discreta vincita, per aiutare altre persone. Questa volta non mi tenni la giocata, ma la donai direttamente ad una famigliola che viveva di un umile lavoro d’artigiano e i figli, seppur ancora adolescenti, insieme alla madre l’aiutavano a tirare avanti, rinunciando spesso ad andare a scuola. Glielo diedi alla moglie che era una cattolica praticante, mentre il marito pur essendo una brava persona era un po’ restio alle cose religiose.—Signora Maria. tenga, chissà che il buon Dio non vi faccia questa grazia! E’ una piccola giocata, non so perché, però mentre la facevo per me, ho pensato a voi e ai ragazzi che spesso vedo marinare la scuola, per aiutarvi! Loro devono studiare, se volete che abbiano un futuro più roseo del vostro! Scusate se mi sono permesso,  io sono fatto cosi!” Le dissi. Lei mi guardò e sospirò- “ Eh se tutti fossero come voi e vostro padre, il mondo sarebbe diverso! Grazie,  avete puntato molto, non dovevate, speriamo almeno di vincere qualcosina! Se vinciamo in più, le faremo un bel regalo! Mi rispose.
-“No signora Maria, il mio regalo sarà sapere che avrete risolto i vostri problemi economici e i ragazzi tornare a frequentare gli studi diligentemente! L’ho fatta doppia, per lei e per me, stia serena! Se dovesse vincere una somma che ritiene troppa esosa per voi, una parte la darà a chi ritiene meritevole d’aiuto e che si trova nelle vostre stesse condizioni! Però non faccia menzione con nessuno, neppure con suo marito! Glielo dirà dopo eventualmente aver vinto e aiutato chi sa lei! Arrivederci a presto!” ---“Che il Signore ti benedica sempre, buona giornata!” mi congedò la signora.
Giunta la sera e di conseguenza l’estrazione, il telegiornale, in edizione straordinaria, annunciò lo sbancamento del lotto a causa di due grosse vincite, mai registratesi fino a quel momento. Li ebbi la certezza di ciò che lassù volevano da me e i poteri donatemi, servivano a quello.
La signora Maria mi chiamò felicemente esaltata, quella sera stessa e le ricordai la promessa fattemi, di non dimenticarsi chi stava nelle loro stesse condizioni o peggio. Io avrei fatto lo stesso con  altrettante famiglie del mio vicinato o che sapevo io.
Trascorsero altri mesi di vincite strabilianti, ormai ero diventato “l’angelo del lotto” per tutti, non perché davo i numeri, bensì  perché elargivo giocate, inviandole per posta, dandole camuffato per non farmi riconoscere, altrimenti non avrei potuto più girare per strada. Anche in questo riguardava ciò che mi era stato chiesto tacitamente: non dovevo godere del successo e popolarità, anzi solo di quello interiore,  per aver fatto felici più persone e già per me è una grande gratificazione e mi bastava e Lassù questo lo sapeva già, leggendomi l’anima.

        Gli anni passarono, più o meno con alti e bassi inevitabilmente, come per tutti i comuni mortali, io lo ero, senza sentirmi chissà chi. Non ero io a essere qualcuno, bensì Qualcuno, faceva si che potessi essere di grande aiuto per gli altri, quindi i miei poteri erano i suoi ed io ne facevo parte come un qualsiasi strumento nelle sue mani, e mi rendeva felice di sentirmi prescelto per ciò. Non è facile capire come ci si sente dentro, occorre provarlo e per questo si deve essere dotati di una sensibilità e semplicità d’animo che scusate, credo pochi oggi come oggi posseggano, e lungi da me di peccare di modestia. Qualcos’altro dentro di me ribolliva, di voler fare più di quello fatto finora. Il Signore mi aveva già premiato, donandomi una bella famiglia, serena, una bella moglie e dei figli stupendi, per cui io tuttora ringrazio Dio per la sua infinita misericordia e protezione. Volevo fare qualcosa di fisicamente utile, negli ospedali, nelle Caritas, pro e con i bambini meno fortunati dei miei, finché un giorno mia moglie mi chiese d’andare a Medjugorje, dopo essere stati a Lourdes per ringraziare la Santissima Vergine Immacolata, d’averla salvata da un brutto male risolto in poco tempo. Accolsi con grande soddisfazione questa sua richiesta, quale migliore occasione d’andare direttamente a respirare e pregare in un luogo molto spirituale, dove avvengono periodicamente le sue apparizioni, con chiari messaggi per tutti noi. Li chiesi di divenire uno strumento ancora più forte d’aiuto per gli altri, tramite me stesso e gioire dei sorrisi di chi riceve sollievo e aiuto dall’alto grazie, a me.
Al ritorno, dopo aver avvertito dentro di me, altra energia mista a serenità e pace interiore, volli andare a distribuire medagliette e acqua benedetta, raccolta in diverse bottigliette e statuette della Santissima Immacolata Concezione, nei reparti pediatrici di diversi ospedali, portando inizialmente conforto alle madri e una carezza ai bambini. Indossato il camice e le scarpe asettiche da sala operatoria, mascherina compresa, girai per i reparti a distribuirle. La cosa che mi ha stupito appena entrato fu che volevano darmi dei soldi, appena consegnavo loro qualcosa. Perché dovevano pagare, oltre al dolore sul loro viso, per l’incerto futuro dei loro bambini ricoverati lì dentro? Quanta tenerezza quelle madri, sembravano tante madonne piangenti chine a tenere la mano ai loro bimbi. Come possono chiedere soldi, per cose simili, e sfruttare ignobilmente tutto quel dolore, per pochi spiccioli, certa gente crudele, avida ed egoista? (mi chiesi sempre, tra me e me).
Dovrebbero buttarli fuori solo appena accettano anche un solo centesimo. Passai per i vari reparti, accostandomi alle porte per non invadere la loro intimità e pregando il Signore d’avere pietà e misericordia per quei bambini e le loro madri e i padri in ufficio o a casa, a badare forse ai fratellini. Chiesi a una madre, dopo averle dato medaglietta e bottiglietta, d’entrare per fare una carezza alla sua bambina piena di tubature e fasce di garza, reduce da operazione al cervello. Nel vederla ringraziai Dio prima per la salute dei miei figli e di mia moglie, e poi pregai per lei. Acconsentì che io le potessi fare una carezza e appena poggiai la mano sulla fronte della bambina, avvertii un forte calore e un brivido ripercuotermi tutto dentro il corpo. Lo stesso che mi donava serenità e pace interiore. Dopo aver detto una preghiera di guarigione, me ne andai dopo aver salutato il personale infermieristico e qualche dottore vigile del reparto, in caso d’emergenza.
Passò una settimana, e si vociferava di una miracolosa guarigione in un reparto oncologico catanese. La mamma in lacrime per la felicità, nell’intervista, raccontava di un signore, che volle fare una carezza alla sua bambina donandole una statuetta e bottiglietta di acqua benedetta. Mia moglie capì subito, che ero io il misterioso guaritore e mi disse:- “Hai fatto la cosa giusta, sono fiera e orgogliosa di te!” io non ho fatto nulla, Lui ha deciso cosi, che doveva salvarsi! “Io ho solo posto la mano sulla fronte e detto una preghiera! Tutto qui!” le risposi.—“ Sì ma chi ha deciso di fare il giro a donare medagliette e altro, nonostante il caldo afoso, invece di starsene tranquillo a casa o a mare?” replicò - “E’ il minimo che posso fare, come genitore, che ha la fortuna di non essere stato messo sotto di queste terribili e drammatiche prove! Cosa vuoi che sia, un po’ di caldo, di fronte a tanto dolore di una madre che piange disperata, sull’incerto futuro della figlia, cosi come tanti altri genitori? Volevo fare qualcosa, per dimostrare la mia gratitudine a Lui, ed essere di vero aiuto a tanti bambini! Adesso, con tutto questo rumore mediatico, non potrò andarci! Saranno tutti in allarme e se mi riconoscono, non saprei cosa rispondere! Non sono votato per questo genere di popolarità, né la cerco! Sono capaci di gridare al santo guaritore e qualcuno processarmi, macchiandomi dell'infamia di prendere soldi! No, non ho chiesto nulla e voglio continuare nel silenzio a fare del bene! Le risposi preoccupato e consapevole di ciò.
Fai passare del tempo, oppure cambi ospedale, magari camuffato da medico! Oppure partiamo, andiamo in altra città per un paio di giorni e provi lì cosa accade!” mi replicò come proposta interessante.- “Ok faccio i biglietti e andiamo nella prima città che mi viene in mente.
E cosi si ripeté la scena in un reparto di Milano, al Niguarda. Anzi li fu più facile entrarvi, poiché vi è un grande afflusso di persone di ogni genere, camuffarsi e passare inosservato. Donai le stesse cose e chiesi di poter dire una preghiera e una carezza per un bambino, che ha subito una trasfusione di midollo per una grave forma leucemica galoppante. Poggiai la mano sul petto del bambino, mentre con l’altra stringevo la mano della madre. La stessa energia mi pervase per tutto il corpo e sentii ancora una volta la mano divenire caldissima e gelida quella che stringevo alla madre. Dopo pochi istanti, mi discostai, li salutai e me ne andai in silenzio.
Dopo una settimana, il caso fu ancora più clamoroso di guarigione, perché i tempi anticiparono pure quelli di protocollo della trasfusione. Nessun medico si spiegava come poteva essere accaduto. Quel bambino era rinato nuovamente, più sano di prima. Dovetti variare diverse città e ogni volta sempre più difficile. Ero felicissimo di essere stato io la causa, quale strumento nelle mani di Dio, però dall’altro lato triste, perché non potevo più andare in giro a guarire bambini cosi, come se avessero solo il raffreddore. Erano tutti in allerta, si era scatenata la caccia al misterioso guaritore e già molti iniziavano a dire infamie e a inventarsi bufale.
Decisi quindi di ritornare al mio vecchio metodo di donare giocate in segreto, travestito da Babbo Natale o da Befana, o da personaggi di cartoni animati, per non essere riconosciuto.
Cominciai a riflettere che era sempre più difficile riuscire a far del bene, che tutti invece d’accettare le cose come stavano dovevano indagare per forza e scoprire chi era questo misterioso benefattore e veggente dei numeri.
Un giorno rividi i miei due amici, seduti al bar a gustarsi una granita e mi sedetti con loro, come gentile ospite, dopo insistenti preghiere da parte loro. – Allora come ve la passate adesso? Vi vedo bene! Dissi loro. –“ Beh sì, grazie a Dio adesso è paradiso, mangiamo bene, ci vestiamo bene, siamo puliti, lavati, viviamo nella nostra casa, grazie a te! Anche tanti altri amici nostri hanno goduto della tua benevolenza e seguiamo tutti i tuoi spostamenti! Le guarigioni di quei bambini ottenute grazie alle tue preghiere, la forza della tua potenza sta nell’amore sincero che offri ed è ciò che riesci a trasmettere ed è grazie a ciò che riesci nei tuoi intenti! L’energia che ricevi è la benedizione di Dio, i poteri sono tutti tuoi, perché ricordati che nel tuo cuore “oggi è già domani”, perché tu vedi già quel che desideri che accada e ciò si avvera subito!” rispose Paolo.
-“Un momento… e tu, voi, come fate a sapere che ero io il misterioso guaritore? Che ho distribuito giocate vincenti a destra e sinistra camuffato in diversi modi?” Chi siete voi, per dirmi ciò?” chiesi sbalordito, intuendo già la risposta.
-“Ahhaha, hai ragione, siamo i tuoi angeli custodi, coloro che ti hanno aiutato, ispirato, consigliato come agire, come fare! Sapevo già che saresti venuto da me a farmi l’elemosina, tu sei energia dentro, l’amore che hai, è molto più potente di quel che puoi immaginare! Tu hai sfruttato i tuoi poteri solo per gli altri mai per te! Si è vero, qualcosa te la sei tenuta, però potevi specularci sopra, divenire potente e non l’hai fatto! Hai dato solo e subito agli altri, invece di pensare prima a te stesso, e ti gratificava talmente tanto che aumentava sempre più i tuoi poteri e l’energia dell’amore che avevi dentro! Cosi tanta, da riuscire a guarire bambini ormai spacciati!” replicarono in coro.
-“Ho capito, però era solo la volontà di Dio a guarirli, non io! Solo Lui decideva di guarirli, io ero solo il suo strumento, come un bisturi nelle mani di un chirurgo!” ripetei io.
-“Si hai detto bene, solo la sua volontà, però tu hai chiesto Lui, con tutto l’amore che tieni dentro, che non ha potuto fare altro che accontentarti nel guarirli! Oltretutto ti sei sempre chinato alla sua volontà di non godere della popolarità e del successo ottenuto, ti sei accontentato delle gratificazioni delle guarigioni e di tutto il bene che hai seminato! Risposero loro.
-“Si ovvio, cosa c’è di più bello di sapere d’aver fatto felice chi sta male, guarire chi soffre e via dicendo? E’ naturale per me, è scontato, non ci vedo nulla di strano!” risposi candidamente.
-“Appunto, tu sei il Suo esperimento per recuperare l’intera umanità e strapparla dalle grinfie di satana che la sta distruggendo! Dio vuole far nascere migliaia come te, con la tua luce nel cuore per renderla nuovamente migliore di prima! Sei stata una piacevole scommessa, vinta in partenza! Con milioni di altre anime con la tua stessa luce, il mondo riprenderà una nuova piega, senza più violenze, né guerre, né sopraffazioni di ogni genere  finalmente tutti avranno di che mangiare, vivere, e soprattutto affiatarsi in pace!” rispose Paolo, con assenso di ammiccamento di Melo.

--“ Antonioo svegliatiii, è tardi non è suonata la sveglia, si devono portare i bambini a scuola e tu devi andare al lavoro!” mi gridò mia moglie, svegliandomi di soprassalto.—“ahhh dormivo cosi bene e ho fatto un sogno bellissimo, da farmi sentire riposato e sereno al massimo, sembrava quasi vero! Come se l’avessi vissuto realmente!” le risposi mentre mi lavavo.


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