domenica 2 luglio 2017

IL SEME DEL MIO VIAGGIO (a un padre) di ANTONIO DELLA RAGIONE

VOX ANIMAE IV EDIZIONE SEZIONE A
TARGA PERSONALIZZATA E DIPLOMA D’ONORE (TERZO CLASSIFICATO)


Sono andato via,
ho chiuso gli occhi su botteghe
e finestre, sui flauti del Lago,
venditori di nocciole, nomi
e soprannomi, le biglie colorate,
serpi linguacciute nei tabernacoli di tufo,
sui falò espiatori per i peccati vecchi e nuovi,
petti che si battevano nel mese dei rimorsi.
Tu già non c'eri.
Non c'eri nei giorni del dubbio,
mi è mancata la tua mano sulla spalla,
quel freddo non è mai guarito.
Ho parlato alla tua immagine, alle tue mani vive,
immerse nel midollo ardente d'una terra mai immemore,
alla maschera del tuo viso che il sole ha descritto
dal respiro dell'alba al primo sbadiglio della sera.
La camicia pesante come un gladio, che i tralci di vite,
ti hanno forgiato addosso mentre passavi come un legionario di Bacco,
tra le falangi sull'attenti d'uva fragola
e la bionda pisciarella quasi fossi un commilitone tra di loro.
Soffrivi e gioivi e insieme li cantavi,
tu Orfeo rustico, quando rigogliosi erano pregni di grappoli
e si offrivano maturi alle bocche delle innamorate
e quando spogli dei frutti d'oro e porpora,
rivivevano nel fuoco che riscaldava l'amore
nel silenzio dei campi giunti al crepuscolo,
nei fervidi sorrisi che precedevano il Natale.
E c'era meno inverno attorno ai piedi
e alle mani, su quelle forchette d'alluminio contorte
e senza nome, nei gusci di castagne che si aprivano come doni inaspettati,
nei letti di paglia, animali preistorici giganteschi,
le preghiere all'Angelo Custode dinanzi un'immagine del santo col giglio.
Ho parlato al tuo viso per giorni, anche nel sogno, lontano dal lampo del tuo sguardo.
Dalle rughe stanche, mai arrese, è affiorato il dolore.
E la gioia del sole, gli schiaffi salati del mare,
un baluginio di stelle scheggiate, mai afferrate nella parabola del fato.
Tutto è ritornato chiaro,
il tuo silenzio grato, la frusta del tempo, i segni dell'umano tuo stento.
Il seme del mio viaggio.

Motivazione: Il ricordo raffiora nitido in questo testo, voluto, cercato, quasi bramato nel tormento di un addio forzato. Rabbia e dolcezza si alternano in un contrasto che sfiora la perfezione delle emozioni  vissute ieri e tornate a vivere nel presente.
Paola Bosca.



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