martedì 25 luglio 2017

IL COLLEGA di GIANFRANCO CURABBA

Hai vuotato i sensi
che ti domandavano
di non guardare se il 
corpo fosse puro o
corrotto a capo chino
su una donna sconosciuta.
Poche ore sulle lenzuola
con emozioni di scambio,
tutto vero e sfigurato nei
gesti servili senza necessità
morale che poco intende.
Disposti l’uno con l’altra
senza parlare d’amore, un
orrore quella meraviglia di
piccoli doveri, negazione
né semplice né chiara.
Divertito in quella frescura
attesa, privilegio con la colpa
di nessuno e nessun martire
d’una trama che ancora chiede
a ripetizione se vi sia innocenza
o una vecchia voce d’ una strana
preghiera. Hai dormito dopo la
furia nuda senza avvenire ma
torna la partita come un’illusione
che allaga i denti, perfetta trasparenza
dei bicchieri di prosecco per chiarire
la questione. Chi si è, cosa si fa
nell’antitesi di sentimenti forati,
esempi per ipotesi del futuro.
Gianfranco Curabba

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