martedì 23 maggio 2017

LA SINFONIA DI SANTE di LORETTA PICOTTI

In questo paesino del settentrione, ancora si suonano le campane a mano. A martello, come si dice in gergo.
Paese di poche anime, in cui tutti sono parenti, o comunque si conoscono per nome.
Il campanaro si chiama Sante. E' anziano e segnato dalle rughe del tempo; Egli è però ancora piuttosto forte, nonostante il suo cuore non sia più quello di una volta. L'entusiasmo non gli manca. E' vedovo da parecchi anni. I suoi due figli adulti e ormai sposati, si sono trasferiti all'estero. Sante qui vive solo. La sua vita è tutta casa e campanile; ed a lui sta bene così. Da quando gli hanno concesso il prepensionamento, per motivi di salute, le sue giornate sono scandite dagli orari del suo nuovo “lavoro”, orari in cui si deve puntualmente recare al campanile. Ma per Sante, suonare le sue “melodie”, come le chiama lui, é un grande piacere, un privilegio.
Ci sono due campane gemelle, in bronzo. Dora e Vera, come affettuosamente le ha battezzate lui. Le sue amiche canterine.
Sante si occupa anche della loro manutenzione. Lo fa quasi maniacalmente. Ormai tutto il paese aspetta gli orari canonici per sentir suonare le campane, è una colonna sonora, piacevole nella quotidianità di tutti ed il campanaro è rispettato e benvoluto.
Oggi, è diverso. Le campane tacciono da ore. All'inizio non ci si fa caso più di tanto. Poi la preoccupazione si fa strada. Il Parroco Don Rodolfo, esce dalla canonica e va a verificare se la bicicletta, con la quale Sante abitualmente giunge alla Chiesa, sia o meno appoggiata alla solita colonna del porticato. Della bici non c'è traccia. Solleva lo sguardo verso la sommità del campanile, con una mano a farsi schermo agli occhi; nel riverbero del sole le campane luccicano immobili. L'unico movimento percepibile è lo svolazzare, insolitamente inquieto, dei piccioni, che lassù Sante, da anni, cerca di addestrare come piccioni viaggiatori, con scarsi risultati a quel che si dice in giro.
Don Rodolfo prende le chiavi del portoncino della torre campanaria, ma lo trova già socchiuso. Inizia a salire le strette scalette a chiocciola che portano alla sommità del campanile; un brutto presentimento si insinua in tutto il suo essere. Un formicolio spiacevole gli solletica la nuca. I gradini sono coperti da una quantità enorme di piume di piccione, svolazzanti nell'aria. Sale, sale e, un po' affannato, giunge in alto ed apre la porticina: Sante è lì, disteso a terra, proprio sotto alle sue campane appese e che lo vegliano, immobili e mute. Quasi costernate. Il campanaro è morto. Accanto a lui, il mozzicone spento di una sigaretta, fumata solo per metà. La sua espressione è serena, come se fosse immerso in un sonno ristoratore. Ma Sante è freddo al tatto. Il suo cuore ha cessato di battere.
Il sacerdote chiama l'ambulanza e nel giro di poco, tutto il paese si raduna sul sagrato della chiesa, un po' curioso e tanto dispiaciuto.
Si appura che Sante è morto per un infarto. Non stava bene ed invece di raggiungere la chiesa in bicicletta, come di consueto, era arrivato a piedi, sotto il sole cocente. Lo sforzo aveva messo a dura prova il suo cuore, già sofferente. Ed il fumo di certo non gli giovava.
Al funerale ci sono tutti per l'ultimo saluto. Le campane tacciono,
ormai inutilizzate, e cedono la parola alla banda del paese per la marcia funebre. Sante viene sepolto nel cimitero vicino alla chiesa, accanto alla defunta moglie, da dove avrà una perfetta visuale del “suo” campanile.
Passato qualche giorno si decide di sostituire le vecchie campane, con qualcosa di più moderno ed all'avanguardia. Campane con meccanismi automatici e programmabili. Morto Sante, un altro campanaro mica si trova.
Parecchi operai smontano Dora e Vera e le portano sul sagrato, pronte per essere caricate su un camion, l'indomani mattina presto e concludere la loro gloriosa vita, in un forno fusorio.
Cala la notte. Il silenzio è profondo. Si odono solo grilli che cantano e qualche uccello notturno. Mezzanotte: improvvisamente le campane, che non dovrebbero esserci, iniziano a suonare. E' una melodia struggente, sconosciuta; lacera la notte per qualche minuto e poi, improvvisamente, tace.
Molte persone del paese si sono destate dal sonno, stupite ed incuriosite. Sono uscite in fretta dalle loro case. In tempo per assistere al misterioso concerto. Osservano, al chiarore della luna piena, il punto più alto del campanile. E sono partecipi di una strana ed inquietante scena: le campane sono tornate al loro posto, come se nessuno le avesse mai rimosse dalla loro nicchia. Sotto alle campane non si percepisce alcun movimento. Ma la cosa che fa rabbrividire, è la presenza sulla balaustra della torre, di centinaia di piccioni, appollaiati e per nulla spaventati dai rintocchi. Mute e spettrali presenze. Quando torna il silenzio, tutti volano via all'unisono, come stormi di pipistrelli nel buio.
E' mattina. La gente del paese si chiede cosa sia successo, la notte appena trascorsa.
Le campane che erano sul sagrato, in attesa, ora sono scomparse. E sono riposizionate al loro posto. Si pensa ad uno scherzo di dubbio gusto. Vengono nuovamente staccate e riportate ai piedi del campanile.
A mezzanotte, dopo un frullare di ali, i piccioni tornano. Le campane sono nuovamente al loro posto, ed iniziano il loro solenne concerto. Nessuno a percuoterle per farle cantare. Eppure così vive e squillanti.
Si vocifera sul fantasma di Sante il campanaro. Dopo una riunione popolare, viene presa la decisione di installare le nuove campane, lasciando però affiancate Dora e Vera. In ricordo del defunto campanaro.
Il paese ora viene svegliato ed allietato dal suono delle nuove e moderne campane. Ma succede che ogni tanto, a mezzanotte, giunga il canto delle campane di Sante. Mistero mai svelato. Solo i piccioni sanno la verità. Ma spesso al mattino la cenere delle sigarette di Sante, quelle che gli era proibito fumare, per il cuore, viene sollevata in una nuvola, dal vento che si insinua tra le feritoie del campanile, ed è una impalpabile presenza che non vuole abbandonare il suo campanile.
Loretta Picotti

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