martedì 30 maggio 2017

GIACCHÈ SONO LA VITA di IRIS VIGNOLA


Quante anime incontrate, 
nel corso del mio tempo,
poi smarritesi,
nel dissolversi d’amori forse finti
o viceversa effettivi, pur sempre andati,
col vento del rimpianto.
Rimango sola,
a contemplar lo stralcio del passato,
dov’han trovato posto.
E ancor sola, ascolto il nulla,
a riempir silenzi,
affrancatisi da voci antiche.
A quanti desideri irrealizzati ho assistito,
spazzati via, dall’impossibile realtà
d’improprio fato,
di chi avrebbe fatto carte false,
per acchiapparli al volo,
prim’ancor di divenir
incostanti miraggi evanescenti.
In solitudine perenne;
li ho perduti di vista,
seppur cercandoli nell’infinito.
Solitudine che parla,
per non sentirsi troppo sola
e ascoltar la voce amica.
Quante confidenze ho udite,
coniate di mere aspettative,
aggrappatesi a specchi,
disdegnando divenir caduche
e ridursi in tracce di ricordi persi,
nell’onda d’un tempo irremovibile,
che mai si volta indietro;
sicché le porta a frangersi
su scogli sì inaspriti, da inflessibili bufere,
ch’han eroso la speme e il desio svilito.
Silenziosamente,
ascolto i battiti dei cuor che l’hanno perse,
per colpe d’altrui ego
o, molto spesso, invero per se stessi.
E allor m'addentro nel silenzio passato,
gridando il perenne, arcaico strazio
e aggrottando la fronte per chi s’é già arreso,
col pretesto d’esser deluso.
Ne strappo il velo oscuro,
per farne un tulle bianco,
agghindato sul capo da un bocciolo di rosa,
al fin d’andar in sposa,
al silenzio del vento del futuro,
ch’ha assordato il rumore, col poliedrico canto,
disgregando il suo muro, nell’aria inebriata
e onorando la stilla ancestrale in me sita...
Giacché sono La Vita.
26-05-2017

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