giovedì 6 aprile 2017

GIANFRANCO CURABBA

Non ci sono scadenze
alla fine dello sguardo,
tramontane cambiano
le vie, udienze di
malinconici testimoni
nel riflesso d’anni che
non pareggiano il bilancio.
Cosa basta, ragione
preghiere a soffi e succhi
è assenza che non predice,
inizio per il quale ogni
attesa ha nostalgia.
Pure sembra meglio che
rimedi la natura, modella
i corpi giù per le camicie
per darli alla terra. Voglia
di silenzio in un tenero
torpore oppiaceo appaga
domande su moli distanti,
la nebbia impiglia i
sensi sospesi nei giorni diretti.
Gianfranco Curabba

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