giovedì 27 aprile 2017

DISSOLVENZE di FAUSTO MARSEGLIA


Acqua di rugiada che si scioglie al sole,
foglie senza vita nell’aria volteggianti,
parole senza eco sussurrate nelle gole,
la fine di un tramonto tra luci calanti.
Poco resta delle esperienze della vita
se non frammenti di memorie sbiadite
che la mente dal tempo inaridita
rilegge a stento su pagine ingiallite.
Scorgo le cicatrici delle pene passate,
vaporoso ricordo di un antico tormento,
le avversità, le tempeste e le scalate,
l’angoscia, la delusione, lo sgomento.
Vorrei ritrovare della vita la speranza,
quando cercavo la forza nei tuoi occhi
per affrontare dure prove con baldanza
che al tuo sguardo sembravano balocchi.
Vorrei ritrovar quel gusto dell’ebrezza
quando per affrontare monti e mari
mi bastava una tua tenera carezza
e mi tuffavo negli scontri temerari.
Or tutto si confonde in una nebbia fitta
come ad annaspare dentro un’onda,
che senza tenzone ha sapore di sconfitta
e a volerla toccar la mano affonda.
Or di tumultuosi affluenti son la foce
che porta l’acqua del suo letto al mare
e dei figli che han gridato a piena voce
non sente più quelle parole forti e chiare.
Tutto si tace intorno sulla terra brulla…
un silenzio grave prende il sopravvento…
quasi par non essere o essere nel nulla
ed una strana non appartenenza sento.
(F.M.)

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