mercoledì 29 marzo 2017

AMORE E PSICHE di IRIS VIGNOLA


Bellezza d'una dea, mortale Psiche,
d'Amore amante;
in notti appassionate
carpivan reciproci misteri
dei lor corpi appen'adolescenti.
Di tenebra occultati,
i volti sconosciuti,
ma i cuor battean unanimi
all'apice d'ardor d'istinti innamorati,
svariati amplessi infuocati di passione.
Galeotta fu la goccia dal lume traboccante,
d'olio bollente, che risvegliò Amore;
quell'attimo di luce lo sorprese,
svelando il viso suo ancor dormiente
alla sua amata, sublime ispiratrice.
E se ne andò indignato, lasciandola alla sorte,
che la vide prostrata, smarrita, infelice.
Amor l'avea subitamente abbandonata,
lasciandola sconfitta,
raminga, a supplicar la morte.
Discese in quel degl'inferi, soltanto per Amore,
final cruciale prova, in cerca di bellezza;
Proserpina tramava e propinò l'ampolla,
priva della stessa,
bensì fosse riempita dell'infernale sonno.
Così la trovò Amore, supina nell'oblio,
libravan le sue ali, mentr'egli s'inarcava
ed ella s'allungava,
m'ancor nel sonno er'addentrata,
verso quel bacio ambito che li univa.
Le labbra si cercavano ad oltranza,
purtuttavia senza toccarsi,
nel suggestivo mero contemplar di sguardi,
dolcezza straripante di attimi esclusivi,
nello sfiorar d'un seno ignudo e teso.
Desio innegabile, sebbene sottinteso
d'Amore per la sua diletta Psiche.
28-03-2017

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