domenica 19 febbraio 2017

GIANFRANCO CURABBA

Sottotraccia senza un pilone
di luce i concetti a cui dai
un nome come ogni luogo
coi ciuffi e l’irregolarità
d’un sonno, un corso incerto
il coito a duello per un alto
grado d’amore che ne riscuote
il prezzo. Non ideali in grande
abbigliamento ma un mestruo
periodico sveglia il corpo che
chiede una stupenda purezza
sempre disonesta perché non
possiede altro che illusioni e
ne ha gioia di santità.
Al di sotto è svago più duro,
acuta conclusione della realtà
stempiata e smunta. Il massimo
di luce è scavare ad impronta
un varco dove nulla s’è detto
e l’eco è persa nella ventilazione
dell’aria.
Gianfranco Curabba

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