sabato 18 febbraio 2017

GIANFRANCO CURABBA

L’arena è un desiderio
di carta come se vivessimo
nel sudore di recinti a
stupefarci d’umidori,
la bocca piena d’eccitanti 
vicoletti e prenderne il posto
con le unghie e il cuoio
della pelle con cui dormiremo
insieme. Sono persuasive
le parole di questo pretesto,
le scarpe pesanti per la certezza
d’ore deperibili necessarie
per quando ci difenderemo.
E’ questa la sabbia che ci distingue
da un dio più laborioso,
estraneo come l’eterno
in un quadrante quieto nei pensieri
di cantastorie. Vita simile a me
stesso, alterazioni rimediabili
maturate in insonnie di luce rosa,
ti prenderà secondo un ordine
d’obbedienti nervi.
Gianfranco Curabba

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