venerdì 10 febbraio 2017

GIANFRANCO CURABBA

Quel che da qui tocchiamo
con un gesto di corpi confusi,
tavole imbandite su cui
specchiarsi sapendo di vendette,
poco d’antidoti per farne un 
racconto che non vuol male
ai nomi che ci sono stati.
Spettri alle prime nebbie
acufeni d’un senso incompiuto
con cui passeggiare fuori porta,
fosse una voce solo a metà
di parole gregarie accovacciate
nella mente. La voglia pulita,
adesso rinasco sapendo di
due lingue divise come immagine
riflessa.
Gianfranco Curabba

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