domenica 22 gennaio 2017

GIANFRANCO CURABBA

Nell’orbita della stanza
si tendono i desideri sulle
labbra uguali, fanno
brani come echi di festa
da agguantare come un 
po’ di carne da amare.
Si crede che di ragione
v’è senso non lasciando
la presa. Sempre di poi
sarà il senno e la voce
degli altri, spente sirene
nel tempo dissipato da
cose strambe. Solo due
mani mescolano umori
in una calda sacca simile
ad una fessura che abbassa
le palpebre senza impudenza.
L’inchiostro ha parole attaccate
al padrone per stanare i nascosti
nel sonno del corpo.
Gianfranco Curabba

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