giovedì 8 dicembre 2016

LUCILLA GORI




Dove tenevo dicembre c'eri.
E il freddo mi ricorda le scadenze.
La campana che disegnavo a terra è
scomparsa. Le assenze appoggiate al
condominio scrutano le luci e la luna è
sempre quella. Non c'è angoscia dentro
le case respirate di abete prossimo ad
essere vestito. Non c'è luogo dove non ti
porti. La città festeggia i secoli e battezza
nuova vita e batte dentro tanti cuori forti
indolenziti. Non ignoro che sia esistita la
felicità. Mi piace sentirti per un attimo.
Mi piace la tua mano a ritroso nel tempo
che mi rianima e sulla bocca mi chiede
di fare silenzio. Sul seno trattenuto a stento.
Sulla schiena la guerra. Sull'orlo.
La fretta della lingua.
lucillagori

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