giovedì 15 dicembre 2016

INVER NACQUI (IRIS VIGNOLA)


Atmosfera rarefatta, 
galleggiando, nel limbo ch'amavo assai tanto,
protezione e piacere, nel guscio racchiusa,
fors'anche sarei mai, da lì, sgusciata.
non assaporando però 'l profumo del tuo seno.
Inver nacqui dal grembo che scoprii materno,
vidi la luce, nell'oscurità d'una notte bruna,
abbandonando alfin quella mia culla
che, senza sosta, mi ninnava,
in cui, beata,
ambivo alle carezze della mano delicata.
Sonorità latente giungea a me soffusa,
voce, come nenia, che m'acquietava
e m'addormentava,
facendomi sognar la bocca che narrava
oppur cantava la soave ninna nanna.
Dolci sensazioni d'un'epoca passata,
d'una coscienza non ancor delineata,
di cui 'l ricordo s'è perso già nascendo
e manca a questo cuor ch'ancor t'acclama,
ch'ancor accanto ti vorrebbe, mamma.
14-12-2016

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