giovedì 15 dicembre 2016

CHARLES MECCHARLES




Gl'occhi …
a me gl'occhi!
Son dell'anima lo specchio,
del cuor il ritratto …
giocoso o sciagurato, 
ma sempre inguaiato
dalla sporca società.
Occhi per ridere,
occhi per piangere …
la via di mezzo non c'è mai!
Più ti crucci,
più t'ostini,
più sberleffi rilevi:
il fato miserabile
s'accanisce con sottil crudeltà.
Stanco ed abbacchiato
t'arrendi al contesto:
e sia riso allegro,
quantomeno infiorettato
di tutto ciò che vuoi tu …
Se proprio di cortese allegria
quegl'occhi non sapessero far a meno,
si potrebbe consigliar una tenue malinconia
per velar gl'occhi in quel rancido sogghigno
che affascina i sognator a tutte l'ore.
Occhi imbronciati
occhi ammosciati,
occhi gioiosi,
occhi fiduciosi.
Perché checché si dica
gl'occhi son l'ultimo baluardo alla morte,
l'unica imminenza che tutti noi sovrasta,
quella falce che sfila inopinatamente affetti,
relegandoli ove gl'occhi discerner non potranno.
Si potrebbe pensar,
immaginar forse
che il signor dell'Ade
d'occhi ridenti
o melanconici occhi
sian futili quisquilie;
lui si bea nel veder
afflitte ombre consunte!

Nessun commento:

Posta un commento

Lascia il tuo commento