sabato 1 ottobre 2016

TRA TRINE E RICAMI (ANTONELLA CALVANI)

E' vuoto quel nido
sul ramo già in fior del susino
e il vuoto c'è in stanze
che il sole non scalda ora più.
Rimbomba tra i muri la voce,
un'eco stonata rimbalza
e l'anima lascia spogliata.
Ove l'ombra riaffiora
di quel che di caro
il tempo impietoso ha consunto,
ancora ritornan ricordi
che vividi portan stagioni vissute
di voci, di odori, d'affetti.
Impresse su bianche pareti
rimangono solo le impronte
che sembran radici spezzate,
reliquie di spente esistenze
nel tempio dell'animo mesto.
Saran, da domani, altre vite
a scrivere storie sui muri,
su quello che resta di un dolce passato.
Lascerò annidati penosi rimpianti
negli angoli bui di stanze,
tra il folto dei rami in giardino
e mentre si gonfia e trabocca
il dolore nel petto,
quasi a volermi placare il tormento,
una lieve carezza si posa sul viso,
tra le trasparenze di trine e ricami
ritrovo quel tocco che tanto m'è caro,
intravedo brillare un sorriso d'assenso
che inonda di pace il tumulto del cuore. AC
(da Sogno d'infinito)

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