lunedì 3 ottobre 2016

GIANFRANCO CURABBA

La riserva è sciolta
e non c’è un pensiero,
una decisione d’ascoltare
alzando il mento.
Un gran scenario nell’acqua
sorda che non ha fretta del
mare aperto escluso come
un respiro lontano.
La voce chiede tutto in
un lungo monologo d’innocenza
che trasceglie tra carcasse d’estate
una grazia esausta. Una bolla
sicura ai capricci del giorno,
un sogno da poco fino alle ginocchia,
tremanti sentinelle per fare farfalle.
Non ci sono profeti in questo rodaggio
che fede se costa irreali rintocchi.
Gianfranco Curabba

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