lunedì 19 settembre 2016

GIANFRANCO CURABBA

Ogni argomento è un parasole
un corpo radicato in terra come
un limite in cui riconoscersi,
dialetto di grosse lingue che dipingono
se stesse. La qualità è preghiera, un 
inno che non ha rischi nel suo poster
geroglifico ben teso. Inabili menti
coi sensi nel reale che ansiosi mormoriamo,
questo siamo, esemplari in opposizione
a fierezze e deficienze? A mezza via
un vitreocupo s’avventa a moltiplicar
turbamenti, filosofie ribelli a sgranocchiare
verità di gola in gola. E’ tempo d’atti
come salvezza, un’uscita linguistica
sembra empietà per i venti che muovono
il mare in qualsiasi ubiquità.
Gianfranco Curabba

1 commento:

  1. Inerme, arriccio le ciglia e mi lascio consumare dal dubbio:
    è la mia veduta così miseramente sterile e ottusa?
    o, al contrario, così magnificente ed incredibile è l’altrui raziocinio?

    Questo divario di mondi mi spaventa e mi fa sentire alieno.
    Chiudo gli occhi e sprofondo nel buio divorato dall’oblio
    mentre il polveroso dizionario cade esausto dalle mie ginocchia.

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