sabato 6 agosto 2016

IL MIO GIARDINO (DANIELA MORESCHINI)

Ho una casetta lassù in cima alla collina che domina il lago di Bolsena; lago stupendo, grande e maestoso.
D’estate sulla sua riva mi distendo in un angolo, dove unico e solitario, si erge un salice piangente.
L’acqua del lago riflette l’azzurro del cielo ed io riposo in quella dolce quiete cullata appena dal leggero mormorio delle onde e riscaldata dai raggi del sole che cautamente, attraversando la folta chioma dell’albero, si posano delicatamente sulla mia pelle.
Al tramonto rientro e la sera non partecipo alle feste del villaggio, ho bisogno di essere sola con me stessa, e posso farlo solo nel mio giardino, nell’angolo più prezioso, perché solo da quel punto posso osservare il cielo senza che venga coperto dalle cime degli alberi.
Rimango assorta e silenziosa lasciandomi trasportare dalla mente tra quelle stelle che appaiono così vicine, fino a provare il desiderio di allungare la mano per coglierne una.
Solo là, la notte di San Lorenzo riesco a veder cadere le lacrime del Santo , strie luminose e rapide che meravigliosamente solcano la volta celeste in un batter di ciglia.
Il cielo è talmente limpido, senza ombra di smog, che sembra di assistere ad una pioggia di stelle e come un bimbo, con il naso all’insù mi lascio assorbire da quella magia….non credo di aver mai espresso un desiderio, perché è talmente breve, che quando te ne rendi conto è già passato
Al mattino, di buon’ora, sono gli uccellini che hanno il nido sopra gli alberi del bosco di fronte, che mi svegliano con i loro allegri cinguettii in cerca delle briciole che normalmente lascio sul muretto per loro.
Il primo respiro d’aria fresca mattutina mi riempie i polmoni, mentre due scoiattoli saltellano da un ramo all’altro come per salutarmi allegramente.
Finalmente posso tornare sotto quel salice piangente; non mi interessa l’abbronzatura, cerco solo la pace e la tranquillità che quel luogo particolare mi trasmette.
Osservo quel cerchio azzurro che si staglia davanti a me e vedo Bolsena, quella piccola cittadina che ha dato il nome al lago, solo nelle giornate limpide si può vedere l’altra sponda e quando non si arriva a vedere, il lago stesso somiglia ad un’ infinita distesa d’acqua come il mare, da dove come mostri marini, emergono l’isola Bisentina e la Martana.
Il tempo trascorre velocemente mentre sono immersa nella lettura dell’inseparabile libro che porto sempre con me, oppure mentre scrivo tutte le sensazioni che provo osservandomi intorno, per poi poterle rileggere quando il freddo mi obbliga in città.
Quando ormai la calda stagione ha finito il suo tempo, giunge il momento di sistemare il giardino, prepararlo ad affrontare prima l’autunno e poi l’inverno!
Taglio i grandi cespugli di rose che mi regalano per mesi fiori di tutte le sfumature, dal pallido rosa al rosso più vivo, intenso e vellutato, sono le belle regine del mio piccolo regno, dove mi siedo a sognare ammirando i loro colori!
Le ortensie hanno perso ormai i loro fiori e ne taglio le corolle sfiorite, tolgo le gialle foglie del gelsomino che mi sveglia al mattino col suo delicato profumo mentre i primi raggi di sole filtrano attraverso le imposte socchiuse.
Delle gigantesche dalie, ormai appassite, lascio solo il bulbo al caldo nella terra, perché la prossima primavera mi regali altri nuovi fiori.
Lascio tutto pulito e in ordine togliendo le ultime ghiande che han già messo radici nella terra per poi divenir energici virgulti di querce, ma che soffrirebbero nel mio piccolo regno.
Ai primi freddi spunteranno i narcisi e i crochi a rallegrare il grigio inverno.
Ma ecco che in quell’ordine, piccola si nota una piantina selvatica….allungo una mano per toglierla, ma dentro di me una voce ben nota e che non sento più da molto tempo mi dice:
“Rispetta tutti, belli e brutti, ricchi e poveri ma curati soprattutto di chi è meno fortunato di te”
Quante volte nella mia vita avevo ascoltato quella frase!
Con tenerezza guardai la piantina e decisi di lasciarla dov’era. Di sicuro non avrebbe fatto bella figura in mezzo ai bellissimi fiori…ma forse altro posto non aveva trovato dove poter dimorare ed aveva scelto il mio giardino.
Ultimo sguardo per vedere se tutto è in ordine …chiudo il cancello…non mi volto indietro…
Scendo al lago per un ultimo saluto a quella spiaggia che ha ascoltato i miei sogni segreti: sotto al salice piangente c’è ormai solo un tappeto di foglie gialle che un refolo di vento già scuote lontano.
Fu un gelido inverno quello che sopraggiunse….neve e ghiaccio per mesi interi.
Non è più un leggero mormorio quel che giunge dal lago ma un rumoreggiare furioso; le sue acque prima azzurre, ora si tingono di un grigio chiaro come le nubi in cielo; quello splendido specchio d’acqua ora si fa triste e spento, un po’ come il mio spirito.
Il lago furioso, con alte onde sembrava voler inghiottire tutto ciò che c’era intorno, dagli alberi sulle sue sponde cadevano stalattiti di ghiaccio come pugnali pronti a ferire chi osava sfidare l’ira del lago!
Io pensavo al mio giardino, ai miei fiori, ma ero tranquilla, erano al sicuro, avevo dato loro tutta la protezione di cui avrebbero avuto bisogno…..sì ero sicura!
Giunse finalmente la nuova primavera, sognavo di trovare le prime gracili gemme, che nelle rose prima sono rosse per poi diventare un bel verde intenso.
Che amara delusione mi attendeva!
Tutti i miei fiori bruciati dal gelo…nulla era rimasto a rallegrare la vista.
Cercavo tra le foglie cadute qualche piantina scampata all’eccidio, magari piccola, che avesse resistito….ma nulla! Tutto finito: i miei superbi fiori erano morti!
Ma ecco che qualcosa di verde spunta fuori…la libero dalle foglie che le fanno da coperta e timido e delicato un fiorellino giallo fa capolino….pulisco ancora…di nuovo un altro….e poi un terzo….
L’umile piantina a cui non pensavo più e non avevo dato importanza….fu poi l’unica a regalarmi un’estate ricca di fiori!!!
D.M.

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