venerdì 29 luglio 2016

GIANFRANCO CURABBA

Resti in balia di parole
all’altezza dell’erba con
traboccanti motivi di labbra
esaltate, è sufficiente una
bava di versi perché ti 
raggiunga un favore di sensi,
una cementizia attrazione
per meriti d’un tenero sangue.
Di tutto questo eiacularsi non
c’è nome né talento, una bassura
di mani all’opera che avvelenano
in contrordini senza alternative.
Un baluginio di sbronze che
satollano in mezzo al brusio
di mammelle come un ricordo
materno. C’è amore nella tua
dicibilità o abbaglio di parole
lussate per agitarsi oltre lo
strapiombo d’una lingua perduta.
Per me rum al bicchiere nel
guardingo crepuscolo che si
fa spalliera contro gentili declivi.
Gianfranco Curabba

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