venerdì 8 luglio 2016

GIANFRANCO CURABBA

Non c’è tempo per
per le stringhe di versi,
solo immagini e foto
incosciamente simboliche,
sudditi dell’immediatezza 
occasionale e lieve.
Fughe continue per moli
mai visti, una stoppia dorata
come sensi perfetti ma la terra
e la carne si muovono dentro
di noi con un confine più vasto.
Sempre vi inciampo come
ribelle, lussazioni e fardelli
che mi sono guadagnato.
Un disamore sempre in agguato
raccatta fili di sputo, sbilancio
alterno badando al di là di labbra
che adorano una perdita secca.
Gianfranco Curabba

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