mercoledì 15 giugno 2016

VLADIMIRO BOTTA


Irregolari triangoli, stenti quadrati, rettangoli appena accennnati, minuscoli spazi incolti che s'incuneano in un negletto arredo urbano.
Piccoli fazzoletti di orti curati con certosina, ossessiva meticolosità.
Allo sguardo si presenta in un unico scenario, l'ordine cromatico delle piantine degli ortaggi che sgomitano, per trovare il giusto spazio e la luce.
A ridosso le ortiche rigogliose, le campanule, margherite selvatiche e altri fiori dai colori violenti, accessi o solo tenui.
Sulla recinzione che a volte separa questi microcosmi di terreni, piante di rose curate che nell'arrampicarsi e svettare cercano l'abbraccio e lo sconfinamento nel poco di selvatico che rimane.
Tutta questa vegetazione vive nell'attesa di pioggia come l'amore vive di baci.
Il tempo è una promessa che non sempre arriva puntuale.
In questi ritardi o anticipi di tempo i fiori restano fiori, i baci rimangono baci sulle labbra degli innamorati.
E vivo di pioggia sottile che lustra le foglie e gli amori zingari.

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