domenica 19 giugno 2016

RIVERBERI DI VITA (LIBRO) di UGO SPINELLA

Prefazione
“A un mafioso che gli fa notare come nella sparatoria sarebbero potuti morire anche bambini», ricorda Antonio Nicaso, giornalista calabrese «il boss Totò Riina risponde: E allora? Anche a Sarajevo muoiono i bambini".
“Il mondo di oggi ha bisogno di persone che abbiano amore e lottino per la vita con la stessa intensità con cui altri si battono per la distruzione e per la morte” (M. Ghandi)
Queste due citazioni, dolorosamente complementari, costituiscono il fulcro di Riverberi di vita, dove il lettore troverà un sapore genuino di verità e un sentore inconfondibile di vita vissuta, oltre la dedizione, il senso di appartenenza e l’amore sconfinato per l’arma della Polizia di Stato che l’autore, Ugo Spinella, continua a servire.
La prima parte del libro, sottotitolata Legami, è costituita da una serie di racconti che, scevri da ogni ostentazione narcisistica di erudizione, sembrano redatti come un verbale di servizio, ma nascondono voli di poesia che li rende vivi e colorati, in movimento con la natura e le emozioni. Si avverte l’esigenza dell’autore di renderci partecipi d’accadimenti che hanno fatto la storia tragica del nostro paese, spaziando in un arco temporale che va dalla grande guerra a oggi passando per gli anni cruenti degli efferati attentati di mafia e brigate rosse dove, gli uomini preposti alla sicurezza, sapevano e tuttora sono consapevoli, che ogni giorno potrebbe essere l’ultimo.
Ecco allora che “l’eroe” di L’ultimo plico si destreggia tra paura e normalità ammirando la bellezza di una città che si sta risvegliando, consapevole che, a ogni angolo, può incontrare il fatale Mister X al quale non attribuisce volto né nome, ma accetta l’incognita con umiltà “tirando fuori dal cilindro magico quello che più fa comodo a te per fartene una ragione, senza voler immaginare che chiunque possa diventare eroe”.
Il senso di appartenenza all’arma e l’abnegazione, il valore morale, la dedizione che non prevede nessuna corruzione nemmeno negli anni di piombo del XX secolo, l’amicizia e il sostegno, Ugo Spinella li mette in risalto in Senza Trincea e Ricordi. “Oggi è forte quel sapor di sentimento carico d’umiltà e di un fugace scherzo di luce che, invadendo l’orizzonte, ci dona un profumo assorbito dalla musica lasciataci dalle 2.500 vittime della Polizia di Stato”. “Ancora incredulo per tanta ferocia, Lui si ritrovò risucchiato all’interno del vortice di quella canna puntata tra gli occhi. […] Lui sempre lì con la stessa domanda: <<Ci pensi se fossi morto?>> Poi s’isolava per settimane intere, da solo non avrebbe potuto farcela”.
Un percorso interiore molto intenso e doloroso, l’autore lo affronta in altri due racconti della silloge Primavera in Afghanistan – Pace per la pace e Il falco. Una domanda ci si pone alla lettura: può esistere disillusione senza cinismo? Difficile fornire una risposta senza un'introspezione seria, ciò che separa i due modi di essere è costituito da una linea sottile. Difficilmente si può meramente prendere coscienza di fatti e verità senza finire per inasprire un poco l'anima. Non sappiamo quali elementi di cronaca e quanti di esperienza personale abbiano dato vita ai protagonisti dei racconti, ma Ugo è riuscito a fare completamente suo, e nostro, il dubbio nell’indubbio. Accetteremo la cruenta morte di un bambino senza perdere il senso della vita? Ugo Spinella non lo dice perché sa, come sapp iamo noi, che solo la morte fornirà le risposte.”Giacevo ferito e stordito dentro una grossa buca colma di fango, le palpebre impazzite in un continuo susseguirsi d’immagini del bimbo sbalzato in aria, le gambe tranciate a ruotargli intorno per cadere "leggiadre" distanti l’una dall’altra e dal corpicino.” “Alla fine, da quella pozza, m’innalzerò anch’io alto nel cielo e volerò con lui, con il mio amico, voleremo sulle nuvole come falchi, per vedere la terra dall’alto bagnata dal mare”. “Ormai non ho più nulla da chiedere ma sfacciatamente vorrei poter dire: -Pentitevi assassini, che Dio vi faccia transitare nel purgatorio estremo e, solo dopo il totale pentimento, che sia la giustizia divina a trarre le conclusioni-”.
Viene spontaneo Il raffronto tra le guerre di oggi e la seconda guerra mondiale di Medaglia di ghiaccio, uno spaccato che assume i toni struggenti della memoria storica di nonni che ormai è giunta al termine. Ce la porteremo dentro insieme alla voce che ci incantava e ci faceva stringere al caldo della famiglia. “Il nonno offrì ad Andrea dei biscotti al cioccolato e un bicchiere di latte caldo/ Andrea gradì, tanto che ne chiese ancora/ Rinvigoritosi per bene, pregò il vecchio nonno di raccontargli la guerra, quella vera, quella vissuta al fronte/ <<E’ una lunga storia e soprattutto non è adatta a un bambino, potresti impressionarti figliolo>>”.
Gli altri racconti della silloge trattano di disagi esistenziali purtroppo legati alle cronache giornaliere, mancanza di lavoro e di prospettive nelle Cronache di gente comune, difficoltà di comunicazione e il caos burocratico di Labirinti. Anche in questi ultimi, prevale la formula di un racconto verbalizzato dove la fantasia, spesso, conduce su sentieri emozionali che spezzano la fredda realtà.
Le altre sezioni del libro sono tutte dedicate alla poesia, spaziando tra ricordi, sogni, dolori e rinascite in equilibrio instabile sul filo che attraversa la vita. Vittorie e sconfitte dove amare è perdersi, ma per ritrovare se stessi. Un groviglio di sentimenti forgiati da impulsi che traspaiono dalle feritoie di un’anima generosa, tesa all’entusiasmo, disturbata appena dalle ragnatele del dubbio e dell’incertezza.
La silloge poetica è costituita da sei sezioni, più una poesia iniziale e una finale chiaramente dedicate alla musa ispiratrice. Forte riappare il senso di appartenenza alle proprie radici, alla nazione: “Le note di Mameli mi accompagnano/fino al brivido della morte/ Fiero d’appartenerti/gloriosa e veneranda Italia mia/” come leggiamo in “Brividi” nella sezione Zolle;
forte il monito a non sprecare la vita, costretti a osservare dietro le Finestre di una cella tutto ciò che era libertà: “Inghiottiti nella morsa della stretta e scomoda cella/vola il pensiero /Libero di poter decidere di ammirare il tramonto/ in attesa della nuova vita che verrà”.
Quello di Ugo Spinella è un dialogare corretto, un verso libero, stilisticamente, incatenato all’emozione e, spesso, al dolore, caratterizzato talvolta da espressioni romantiche che ne rendono più facile e scorrevole la lettura. Riverberi di vita è un testo che può offrire molti esempi di coraggio e di stimoli utili ai giovani.
All’affannoso vivere quotidiano dell’umanità, anche noi vogliamo reagire con l’invocazione dell’autore: “Mare, prestigiatore della mia vita/ Non vacillare”.
Bruna Cicala
Info: ass.irumoridellanima@gmail.com

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