mercoledì 8 giugno 2016

IMPRONTE (PAOLA BOSCA)

La pipa di radica di noce era parte delle labbra come il sorriso che soffocava ogni peccato mia madre dietro una finestra offuscava vetri di rabbia e io che volevo restare innocente per non intuire.
Avevo miraggi nella testa con una matita ottusa imbastivo fogli di cielo reclamavo lo sguardo assente esigevo la comprensione di un abbraccio.
L'odore di tabacco annunciava la sera un bacio dovuto sulla guancia la tavola apparecchiata di timori e attese e le domande impiccate alle pareti che morivano.
Avrei voluto baciare il tuo sudore ascoltare una favola fitta di cazzate imparare a memoria le carezze concesse nel sonno perdermi nell'incessante presenza.
Sei boato nella notte mentre recito indifferenza nell'assenza l'ultimo giorno della civetta impresso nell'anima erano le tue mani che legavano le mie.
Carne e ossa della stessa impronta se il Dio dei Padri ti avesse scosso all'origine sarebbero stati giorni di companatico e segreti tra le lenzuola avrei riconosciuto il soffio di un tenero amante. ©paola bosca/registrata

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