mercoledì 15 giugno 2016

GIANFRANCO CURABBA

Nostalgie come pure
scomparizioni, viticci
diacci, mortali pose di pietra
con eccitazioni dilavate,
devozioni d’ombre con 
penetranti ammennicoli
da niente. Un certo modo
di dimore abituali per
venditori che gridano
al vuoto. Tagliuzza
quell’era di stelle dure
nell’andatura di interramenti
alle spalle.
Gianfranco Curabba

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