mercoledì 25 maggio 2016

GIANFRANCO CURABBA

Forse potremo evitare
la genericità, i paesaggi
nel tramonto di riviere
aspettando lo sfarsi dell’aria
che concede di capire 
qualcosa nell’urto che passa.
Fosse più lento vedere il limite
dove non c’è radice, incoerenti
ci voltiamo e non fa ostacolo
somigliare ad ammicchi scomparsi
tra i denti. Sopra passa una lingua
di bava, voce per sé stessa
senza un’eco a guinzaglio
che non rimbalzi su lisce pareti
come un branco di versi senza
materia. E’ seduzione continua
e ci bruca senza rinforzo mischiati
in un reale infinito. Così si è
tra pensieri inventati vedendo
gli altri migrare senza commenti.
Gianfranco Curabba

Nessun commento:

Posta un commento

Lascia il tuo commento