martedì 17 maggio 2016

GIANFRANCO CURABBA

Per quale grazia chiniamo
il capo, nei rasserenati occhi
premio a una vocalità azzeccata
o dichiarato strumento che
scava insistito nel mito dei 
sensi. Labile credito finge
tutto quel che resta,
travasi di beate salive
coaguli appiccicosi
cullano un sorridente letargo,
un sorso si sperde al tuo palato.
Gianfranco Curabba

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