sabato 7 maggio 2016

GIANFRANCO CURABBA

Scriverne è ammetterli
i segni nella propria parte,
si posson contare ma non
pensarli come irrefutabile
sigillo. Inserirne tracce in 
un vecchio fienile e annegarle
dimenticanze come erba gualcita,
atto di natura in un sol sorso.
Discuterne non ha forza, cisposi
scricchioli fiaccati nelle ossa
fanno fistola. Si saprà un giudizio
di senso, idillio di cicatrici per
eccesso di zelo.
Gianfranco Curabba

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