venerdì 29 aprile 2016

BARBARA FRACASSO




Mi guardavi negli occhi e senza temere cominciavi a parlare con i miei fantasmi, quelli che velano le iridi e i giorni non hanno il sole.
Senza pensare muovevi labbra e mani come a disegnarle le parole che mancavano. Gli occhi fissi e lucenti e i denti, bianchi, parlavano anche loro.
Una cantilena danzava nell'aria sottobraccio ai riflessi di luce come in quei balli popolari nelle feste di paese, quelle che c'erano sempre nei racconti di mia nonna e nei sorrisi di mio nonno.
Parlavi e profumavi di caffè appena fatto, quello del mattino presto quando vorresti rimanere a letto ma il mondo è frenetico e non puoi. E allora <<Mettiamo su un caffè>> sembra la soluzione ai perché dell'universo.
E baciami dopo il caffè che non ce la faccio a stare in questa corsa senza senso se non ti posso avere nelle parole e sulle labbra.
Raccontavi e le parole erano un filo di perle, così forte e fragile allo stesso modo tuo che di parole non ne dici mai, sono sempre chiuse chissà dove e a sentirle sono solo io; ma tu ridevi e mi dicevi <<Guardalo il mondo amore mio, è bello, come il mare il giorno della befana e i piedi a mollo perché ti guardavo e le onde arrivavano, ma chi se ne frega, sei bella>>.
Piangevo, ma tu parlavi. E costruivi sorrisi ad ogni virgola, senza fermarti.
Tracciavi sulla pelle quello che vedevi nel futuro, per farmelo rimanere addosso, accanto.
Per farlo restare.
Parlavi.
E intorno crescevano orchidee e il mare mi entrava dentro.
E vedevo il blu, la spiaggia e l'ombra della pineta che ci separava dal nostro domani.
Guardavamo il cielo senza accorgerci che ce l'avevamo dentro gli occhi.
Parlavi.
E io iniziavo a vedere.

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