sabato 31 ottobre 2015

MATURITA' (GIANFRANCO CURABBA)


Calcagni duri per battere la terra della
nostra banalità, empiamo l’aria d’ingiallite
audacie, ricorsi legali cinicamente attuali
per rivestirci di ragione come una risacca
che insiste sulle gambe cariche dei giorni
masticati senza pentimento.
Non è ventura la sostanza vuotata d’ogni
tormento, le rabbie, i silenzi danno un senso
inverso alla protesta che non ha ore. Qualità
abbandonate in bulimie dolenti, conversevoli
incastri di attese divaricate. Trarsi da minuzie
deboli come una coorte sgominata d’inerzia.
Basta con le sorsate di gran voglia, disciolte
intese convogliano a tenere mandibole, salivati
baci sono sciami di corpi in rivoli umorosi tra
la faglia e il fiore, gengive che offrono un vantaggio,
una graziosa stilla con un ‘estasi che non da rovina.
Selva di semi in annodate corde ci tengono in
un’Arcadia di svestimenti. Una fede conforta e
invoca mattini senza rovine.
Le bocche transitano in camminamenti che
risollevano i fiati da cloridrici vischi,
ben dentro le mani allevano una cuccagna d’eventi.
Lenta tenerezza ha lusinghevoli confessioni, lui
con olografie da fanciullo da prova d’un ilare
sangue gustando a sazietà un ricciume di coaguli
convocati da un’amata maturità.
Gianfranco Curabba

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