giovedì 2 aprile 2015

TRE PIANI DI TEMPO (ENRICO FREZZA)

PREFAZIONE Quando Enrico mi chiese di scrivere per lui la prefazione di questo libro, non rimasi stupita dalla sua richiesta, lo conosco bene e per una serie di motivi per i quali preferisco non dilungarmi, me l’aspettavo; ma allo stesso tempo non posso negare l’onore che ho provato dopo la sua richiesta. Da quel momento è però iniziata una ricerca accurata del si-gnificato “prefazione”, di come rendere la stessa speciale, perché quando si prova questo onore vorresti non deludere e ricambiare l’Autore con la piena soddisfazione, poiché il lavoro svolto sia al pari della fiducia e della stima confidata e reciproca; questo au-menta considerevolmente se la persona interessata è colui che ci condividi la vita e la quotidianità. Quest’ultimo lato in una prefazione non è affatto da sottovalu-tare, per due aspetti importanti, il primo personale, il secondo edi-toriale. Infatti, approfondendo il discorso, ho appurato che la scelta del modello di prefazione che si intende adottare, può condizionare il successo di un romanzo. I modelli risultano essere di tre tipi, auto-riale se scritta dall’autore stesso, allografa se la scelta cade su una terza persona, solitamente conosciuta e di fama, che esprima un giudizio del tutto imparziale sull’opera, assoggettando aspetti po-sitivi e negativi della stessa, oppure attoriale, ed è il nostro caso, ossia scritta da uno dei protagonisti citati nell’opera, solitamente noti al pubblico, che però proprio perché presentati nel testo, ren-dano conto del background personale e culturale del personaggio stesso. Perché quest’ultima stesura ottenga un risultato positivo è ne-cessario che colui o colei che la scrivono sappiano calarsi perfetta-mente nei panni dello scrittore e allo stesso tempo dei lettori, incu-riosendoli e affascinandoli. E’ di facile intuizione comprendere la responsabilità della quale mi sono sentita rivestita. Ma per fortuna, il segreto di una buona prefazione, sta anche nell’essere breve oltre che intensa, affinché il lettore non attenda troppo l’incontro con il protagonista, senza rischiare di annoiarsi. A questo punto, ho deciso che la chiave migliore per arrivare drit-ta al cuore delle persone è la semplicità, come nella vita, questo grande strumento/elemento che abbiamo un po’ smarrito nel corso degli anni. Ciò che mi spinse ad incoraggiarlo a scrivere questo libro, fu il ricco contenuto di valori descritti nel primo capitolo che lessi, mi colpirono molto le parole dedicate al tema dell’amicizia; infatti penso che in una società, la quale non fa altro che correre, che ci fa perdere di vista la retta via, che ci spinge ad andare controcorren-te, dove tutto è permesso e tutto sembra essere lecito, dove il più forte che vince è colui che non segue le regole, sempre in moto alla ricerca di trasgressioni, le quali in un primo momento sembrano regalarci l’impressione di vivere emozioni più forti, abbiamo in realtà un gran bisogno di serenità dettata da valori ritrovati. “Tre piani di tempo”, è oggi un libro, prima di essere tale era un progetto, e prima di essere un progetto è stato Vita, esperienze vissute, è stato sbagliare, è stato tentare una strada e poi cambiare percorso, è stato pensare di avercela fatta quando in realtà ancora non si era capito un granché di quello che si voleva. “Tre piani di tempo”, è la storia di Tiago, ma anche la storia di ognuno di noi, o meglio di chi ha avuto coraggio di vivere e di viversi. Spesso utilizziamo la parola “carpe diem” o il detto “meglio rischiare di vivere che sopravvivere”, ma in quanti sono realmente disposti a mettersi in gioco sapendo che la vincita potrebbe essere un capitale, ma la perdita potrebbe costarti davvero cara? O quan-ti sono disposti a vivere il dolore e affrontarlo per andare a vedere fino in fondo se poi questa felicità ne vale proprio la pena di essere vissuta? Soprattutto quando non si è certi che arriverà? Tiago l’ha fatto. Lui ci è riuscito, ma non prima di percorrere un viaggio lun-go, tortuoso nel tragitto, a volte risalendo colline, altre percorren-do ripide discese, altre scalando inarrivabili montagne. Un percorso psicologico che non lascia vuoti da colmare, per-ché quando volgerà al termine, ogni tassello sarà al posto giusto. Un lavoro interiore, ripagato se pur a tratti doloroso, da non credere che ne valeva la pena. Ma lui è andato fino in fondo, si è conosciuto e riconosciuto e ce l’ha fatta. E’ la storia di uno, di tanti o di pochi, è la storia di chi sa mettersi alla prova. Prima di conoscere mio marito, credevo che il tempo, fosse di-ventato oramai una costante di soli sognatori, o al contrario, una prigione di disperati che vivevano la condanna di mura di minuti, il mio tempo era sfarzoso, se l’avessi dipinto avrei disegnato due lancette all’interno di un sole giallo con raggi arancio fuoco, sola-rità e calore, ma non avevo smesso di sognare nemmeno io in fon-do in fondo. Ora io non so il vostro tempo che incognita abbia, che colore, che intensità e che valore, ma so per certo che durante questo viag-gio, sarete talmente immersi da non pensarci, il vostro tempo si fermerà, e il problema non sarà pagare il biglietto e affrontare que-sto percorso, ne quanto durerà, ma una volta arrivati al capolinea, allora si, lì le lancette riinizieranno a scorrere, il vostro tempo vi consentirà altri tipi di domande, quasi ve le imporrà, e li avrete la necessità di dare un nome, un colore un odore e un senso al vostro Tempo. “Tre piani di Tempo”, è un’esperienza sensoriale, attraverso i nostri 5 sensi che non lascia margine di errore, tutto sta nel capire se si è all’altezza di esporsi a tanto. Grintoso, “graffiante”, “Tre piani di Tempo”, non è per tutti, ma è per tutti coloro che hanno il coraggio di attraversarli, di per-correrli e di viverli… quei tre piani che mettono in relazione la mente, il cuore e l’anima, creando il segreto di un equilibrio per-fetto.
Dottoressa Sara Lucertoni

(riassunto)
Tiago è un uomo di trentotto anni, ma nella sua mente vagabonda è anche un ragazzo di ventotto, un teenager di diciotto e un bambino di otto. E’ figlio di un fuochista e di una casalinga, fratello di una miss e di un carcerato. E’ un bravo ragazzo, ma anche un cattivo ragazzo. Un bevitore, ma anche un salutista. Un fumatore, ma anche uno sportivo. E’ una persona brillante, ma anche estremamente imbranata. Ama i suoi amici più della sua vita, ma solo perché ancora non ha trovato la sua principessa. E’ intrappolato in un mondo tutto suo, incastonato a cavallo tra il ventesimo e ventunesimo secolo, in cui conta solo l’essere e l’apparire. Un mondo fatto di sogni e di paure, di certezze e di incertezze, ossessionato dalla tecnologia ma fottuto dalla magia, in cui la sua unica bussola sembra essere un locale romano di tre piani che frequenta assiduamente, dal nome Abrazo Fatal. Subisce fin da piccolo il fascino e le dinamiche femminili, che prova ad esorcizzare creando pessime teorie che in fondo filano, ma che con il passar del tempo perdono di efficacia. Investigando attraverso la psicologia che lo circonda, scopre quello che funziona e quello che non funziona, quello che piace e quello che non piace, ma soprattutto capisce che non c’è niente di giusto o di sbagliato se prima non scopre cosa è davvero giusto e cosa davvero sbagliato per lui. “Tre piani di tempo” sembrano essere l’unità di misura attraverso la quale il protagonista riesce a scovare, all’interno del suo amato locale, il bandolo della matassa per trovare se stesso, l’unica cosa che possa davvero rappresentare il biglietto del treno verso un futuro felice. E’ la storia di come un uomo, incuriosito dalla donna, prova a conquistarla senza successo, si trova a combatterla per non soffrirla, ne diventa oggetto del desiderio senza volerlo, distrugge con astio il suo io, per avere poi la fortuna di riscoprire la profondità del suo lei. “Tre piani di tempo” è semplicemente ciò che ogni bambino, teenager, ragazzo e uomo, dovrebbe avere la fortuna e il piacere di vivere, affinché possa scoprire la sua strada. “Tre piani di tempo” è semplicemente la storia che da sempre fa soffrire le donne, forse soltanto perché un attimo prima, senza volerlo o senza saperlo, sono loro che fanno soffrire gli uomini.
ENRICO FREZZA è nato a Frascati nel 1978. Vive Roma con sua moglie e con sua figlia. E’ fiero ed orgoglioso di aver avuto la caparbietà ed il cuore di scrivere un libro.

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