mercoledì 31 luglio 2013

IL TRANSITO. (GIANFRANCO CURABBA)

Si volge a nuova fiaba il transitar
ultimo dei giorni, così appare un lungo
evento che incorre nell’agitar di una
vera gioia. Un alito sfrondato da domande
inquiete allontana nel pensiero vecchie mura
i silenzi travestiti da quotidiane frasi di servizio,
un assiduo tempo smuore nel filo che dipana
un immobile cerchio dello stesso giro.

E’ iniziato il corso di stelle nuove
cosa sia quel che sfiora controcorrente
non è certo se bussola stravolta o rialzata fede,
avanti può essere virtù di un corpo benigno
resta tra le dita e freme ad ogni bocca
rimasta scolpita e vuota.
Tu sei l’accesso sopito, il salutare scompiglio
nel tocco umido d’un sogno.

Un solo istante trapassa l’afa in questo
ricominciare che non sosta,
sfida per non risorgere eguali come eco
di prolungato lamento che non cura.
A tratti la schiuma contorta della transizione
abbruna in una nube d’incrinate sonagliere,
non permane il lacciolo di pensieri morti
impegna il prossimo sfondo ad occupar lontano.

Oleoso scricchiolio il consueto transitare
per noi tardi di mente nel terminare
un obiurgare tacito di addii reverenziali.
Un’altra voce ha ora l’orizzonte d’iride
non è finito il sogno, s’allungano i passi
in questo sempreverde di dolcezza.
Mi guardi nel sentimento di penetrante sangue
sgorga nel ventre che non lascia un palpito di figlio.

Gianfranco Curabba

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