giovedì 2 maggio 2013

M'INEBRIO DI CHARLES MECCHARLES.

M'inebrio
di quel blu del cielo 
che fra i tetti,
s'intravede.
Di lose 
son fatti, 
ripidi ripari
di focolari fatti di sudor,
fatica e pietre.
Ora saltella un passerotto
sul trave di quercia,
fu alta e possente, 
architrave oggi, imponente 
su cui s'adagia il ciel di casa.
E quel passerotto,
allegro e gioioso,
lì ha la sua casa,
proprio dietro alla pietra
angolare, s'affaccia un foro
da cui, curioso,
affaccia il capo, sospetto.
Poi, d'improvviso, fugge nel blu del cielo.
Mi rimane, solo
l'immagine 
di tetti, fra muri e cieli, 
immutabili nei lustri. 
Così, come una maliarda, 
torna la malinconia, 
dei tempi andati
dell'infanzia, di tutte quelle cose belle
che della vita ne fan parte;
c'avvinghiamo ad un dolce tango,
così, per scacciar 
un mozzicone di lacrima;
ballando 
core 'a core,
c'illudiam che di felicità
si possa morir.

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