mercoledì 22 maggio 2013

ALBERTO VALERIO MARIO MATTEI.


Mantra #19 (della Provocazione)
(Manifesto di bellezza che costringe al saluto d'addio)
Se fossi fiore (scommetti) - e fosse primavera -
non avrei la pelle grassa e l' acne, ma con tiepide forme e stoffe in petali
(con ingordigia che si muove e porta all'orgoglio)
forgerei vestiti e ruberei il vento del sud, e letti sofficivariopinti
stenderei sotto piedi e occhi, fino alle profonde radici lungo le coste,
dove la volgarità cadrebbe raccontando l'entusiasmo all'aria aperta.
(Non sbaglio). Mi verrebbe garantito lo spocchio dei colori
(iridescenze erotiche prosperose) e la mia provocazione
verrebbe presto emulata (come prototipo appena uscito da un'officina)
mentre il discepolo prediletto guarderebbe il mio cuore pulsante
(senza assumerne il virtuosismo e sarebbe animale a suo agio).
La natura provoca,
sfida
grida
guida
&
umida(mente)
si fa beffe di noi: subito affiora la forma più preziosa di lei,
e si mostra (come esibizionista libidinoso) ma non accende le collere.
E allora devo farmi natura. Devo farmi fiore o albero o nube o cielo,
(e sottrarre al giudizio dell'accidia la mia voglia di comunicare,
così le chiare gocce del sangue dell'essere non cadranno più a terra)
Devo farmi fonte
di respiro di popolo
come fossi rosa e sue spine
(dono della paura).
Devo farmi buona notizia
di nettare di alcolico
cedro, sposato alla
spinta per la folla silente
(forma dei secoli).
Devo farmi avido comizio
di goccia di rugiada
gonfia e bagnata di
pensieri, protetta
tra le foglie senza doglie
(sensuale lavoro dell'erezione).
Devo farmi insulto
clandestino di profumo
di lavanda coltivata
a vista d'occhio
come folla vociante
(che va per boschi di libertà).
Devo farmi coscienza di
fioritura dei mandorli,
di misurati colloqui
continui con la classe operaia
(tempra robusta con i colletti sbottonati).
Devo farmi dimostrazione
di calabrone che sugge linfa
vivibile e combattiva
innamoramento per mettere
alla prova la vita contro la morte
(sacrificio di forza e intelligenza).
Devo farmi tuono essiccato
dal vento, proiezione senza tempo
di profumi espansi all'aria
dei diritti delle donne
(orientamento libero dalle mode).
Devo farmi Maestro di impollinazione
delle masse e delle menti
che hanno perduto la dignità
di essere popolo sovrano
(formasilenteall'ariaperta).
Devo farmi spalla robusta
di platano e con fermezza
e autostima, paragonare
le sue forti braccia alle
mie parole di provocazione
passate al mondo che non sa più ribellarsi.
Mentre aspetta sulle banchine del porto
di Anzio l'approdo delle nuove
novelle dalla natura incantate dalle favole,
(ma non più notizie cattive dal mare che ora arranca tempeste).
albertomattei

Nessun commento:

Posta un commento

Lascia il tuo commento