lunedì 1 aprile 2013

(ABNER ROSSI) LUI-COME UNA CAREZZA.

E tracciò un segno per aria con le mani
come per farsi capire dalle ombre
poi se ne andò con le sue spalle curve
senza guardare quello che lasciava.
 
Qualcuno dice fosse un religioso,
altri un matto con vena di scrittore
ed altri ancora un cane irriverente.
 
Per me, ragazzo, era tutto e niente,
ma so che salutava il suo Paese
con quelle mani che l’avevan fatto.
 
Un gesto che sembrava una carezza,
triste come un addio che fa soffrire,
per andare, partire e non tornare…
per trovare la forza di emigrare.
 
Dopo tanti anni l’ho seguito anch’io
e ho copiato i suoi stessi gesti
poi ho messo le mie mani nelle tasche
per non lasciare indietro nostalgie.
 
Ero sicuro di esserci riuscito
ed è stato il mio primo fallimento.
 
Abner Rossi
1° aprile 2013

1 commento:

  1. Quando la poesia si impegna su più fronti, sfida se stessa.
    Una poetica semplice ma che mira dritto al cuore trascinado anche la mente.
    Complimenti all'autore.

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