lunedì 28 gennaio 2019

BRUNA CICALA

Un tiro di dadi
15 volti scolpiti e un mare silente
nascosto alla luna di gennaio,
maschere ambigue di manto gelato, 
di raggi e saette a coprirne il canto.
Il gatto guardingo e randagio
s’appropria del muro sbrecciato
ne fa un luogo perfetto d’agguato,
paziente, suadente lo sguardo, felpato l’andare.
La preda, cosciente, si adegua alla sorte
si maschera il volto e sfida il destino
Chi nasce topo non muore serpente,
chi nasce felino non si pone domande.
15 volti nascosti da maschere,
un tiro di dadi e la parte è assegnata.
Si alzi il sipario, il gioco riprende.
brunacicala@/R
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GIORGIO BISIGNANO

Rossa come il mio sangue
Son ritornato dopo un lungo viaggio.
Nei tuoi occhi leggo strana apatia,
e più non brilla il tuo sguardo per me.
La casa piange assenza e solitudine.
E’ appassita la rosa in giardino.
L’hai lasciata morire senza cure.
La trovai in zone impervie e la donai a te,
rossa come il mio cuore.
E’ quasi senza vita; aridi i petali.
Troppo l’hai trascurata,
come hai crocefisso quell’amore
che a te avevo affidato.
Ma ancor le sue radici sono vive,
rosse lacrime bagnano
la terra madre, per la rinascita
di un nuovo amore vero!
24-01-2019
Giorgio Bisignano
Dipinto di Fabian Perez

CESARE MOCEO


Mai più...
Quant'è bello passeggiare
in compagnia di me stesso
di primo mattino
a pensare
vedere sorgere l'alba
sentire dolci melodie
nel rumore delle onde del mare
e godere di questo
in silenzio
senza parlare
solo con la memoria dei sensi
e con l'anima
che non ha voglia di essere triste
in mezzo ai pensieri d'ogni giorno
sempre uguali opachi inutili
E sognare di fuggire lontano
verso isole vegetanti d'amore
verso altri sentimenti
dove percorrere senz'affanni
strade in salita
che s'inerpicano
in certe nuvole che soffocano la vita
dove incontrare le anime nobili
sacrificate all'odio ignorante
E stringerci tutti in abbracci di libertà
.
Cesare Moceo poeta di cefalù
Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati
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HELENA MALACHOVA


Il campo dei morti viventi
Non potete ammazzarmi, sono già morta.
Nel ghetto di Varsavia, dove fucilarono mio padre,
in quella carrozza del treno che portò via mia madre.
Giravano strane voci, alcuni parlavano di dicerie, ma io non ero sciocca.
Sono morta nel gelo dell'inverno che si portò via il mio fratellino nella baracca e mi lasciò perle e oro per voi,
sul pagliericcio puzzolente, notte dopo notte, ad aspettare l'alba dell'esecuzione.
Il mio corpo è un mucchio di ossa e quando cerco di guadagnare una patata nel fango, mi vergogno di me stessa.
Non piango più, non prego, non credo, non sono femmina, mi rigiro negli escrementi e sogno i miei capelli lunghi e folti.
Non potete ammazzarmi.
Tagliatemi un braccio per misurare il tempo che ci mette un corpo a dissanguarsi, trapiantatemi nel cranio il cervello di un maiale o di un eletto, fatemi scavare la fossa per Hanna che dorme accanto a me e chiama sempre la mamma e non mi fa dormire.
Amavo la vostra lingua, volete saperlo?
La trovavo magnifica, scrissi anche dei racconti in essa e una poesia abbastanza infantile per il mio professore del liceo, c'era la parola "Liebe" che sento ora suonare da un grammofono degli uffici....pensavo foste romantici!
Potessi ridere, riderei!
Non potete ammazzarmi, sono già morta e voi con me.
©Helena Malachova'
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ANNA GIANCARLO

Anna Giancarlo
___
Non s'ode piu'
il melodioso canto
del pettirosso
attanagliato dal
l'immane tragedia,
dal genocidio
d'innocenti che
scorre innanzi al
suo attonito sguardo.
Posato su di un filo
spinato scorge un
denso fumo nero che
verso il cielo s'innalza.
Lentamente fremono
le sue ali,
forse un brivido
di freddo,
forse un dolore che
scorre sul suo esile
corpicino
cosi' come brividi
di freddo,
nel gelido inverno
innevato,
come muto dolore
di bimbi innocenti
che le loro anime
nel fumo nero
ascendono e nel
nostro ricordo per
sempre vivranno...
Anna Giancarlo
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ELENA PALMA

Metamorfosi -N.H.
Utopia
Voglio vivere nel mio paese Terra
libera e uguale a tutti...
Perché siamo nati dallo stesso incrocio di due cellule 
senza colore con lo stesso potenziale d'amore.
Voglio conoscere il mio paese Terra senza costrizioni,
Viaggiare in ogni angolo senza
guardarmi le spalle, godendo
gli attimi per non perdere i detagli
Voglio vedere le piramidi
senza indossare il velo, camminare
nelle montagne aride afgane
senza paura.
Voglio viaggiare sui mari per godere il riflesso dell'infinito
e avere un porto dove approdare.
Voglio trovare la bellezza naturale conservata non rifatta
Guardare i quattro punti cardinali
non le differenze tra le religioni,
colore della pelle o degli occhi.
Voglio vivere nel mio paese Terra
libera con diritti e doveri
con politici che fanno il loro mestiere e non innescano guerre.
E poi... Chi vuole vivere
in un altro modo e mondo
andarsene in giro nell'universo
ci sono ancora posti liberi
sul marte e sulla luna .
Io resto qui e voglio vivere libera nel mio paese Terra
ma penso che sia...
una utopia.
Nora H.Elena Palma ©
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FRANCESCO DI STEFANO


"Non scrivo piu'
non ho voglia
sono stanco
di inseguire l'ombra
di una farfalla"
disse Pennino
sdraiandosi sul divano.
"Ci penso io"
rispose Pennello.
Appitto la luna in cielo.
Attorno ci metto le Stelle.
Sfumo con un po' di luce
il buio della notte
che riflette sul mare
Sulla spiaggia ci metto
due innamorati
che guardano
sospirando la Luna e.......
Fermo l'immagine
la talio, mi piace
ed il quadro e' pronto.
Titolo: non scrivo piu'!
Appitto!
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ANTONELLA CALVANI

NEL VOLO DI UNA RONDINE
Son ombra che cammina
nell’alba e nelle notti
dei sogni del passato,
quando calde coperte,
carezze, pane e giochi
avevano il profumo
del mio mondo.
Son fiore ormai reciso
da furia di una falce
che mi strappò spietata
dal prato, ove splendente
ardeva spensierata
la mia fantasia,
tacita e spenta ora
in questo infausto gioco.
Sono marchiato a fuoco,
ho un numero che
inciso dentro l’anima,
è stato scritto apposta
per cancellarmi il nome
e dentro esplode un grido
che non trova perché.
Son occhi che si specchiano
il altri grandi occhi,
uguali, tutti mesti
e tutti dilatati nell’attesa,
che han mute richieste
di cibo, amore e giochi.
Son bimbo nel tramonto
che canta tristemente una canzone
insieme ad altre voci,
per continuare a credere
che lì, oltre il confine di quel filo
da spine sboccin rose
di un bel regno incantato
che aspetta solamente il mio ritorno.
Sono adesso nel vento,
son diventato fumo di camini
che bruciano i miei sogni di speranze
e han consumato giorni disperati
tra cenere impastata del mio sangue…
ed ora son nel volo di una rondine
che ha l’ali spezzate
ma cerca, tra le nuvole,
di far ritorno al nido. AC
(da Sogno d'Infinito)
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sabato 26 gennaio 2019

GILDA PISU

UN'ALTRA AUSCHWITZ.
Mi sveglio e mi rigiro godendomi il tepore delle coperte.
Indugio ancora un po' : c'è uno strano silenzio: attraverso le tende vedo che dI notte è caduta la neve.
Mi coglie un pensiero e guardo la sveglia: è tardi! Faccio la doccia
e mi vesto veloce mettendomi addosso gli indumenti che sono pronti sulla panca . Scendo di corsa
e accenno un saluto alla governante che ripete il solito rito: mi porge la pelliccia, un thermos con del latte caldo ed un sacchetto con il pane appena sfornato. Mi precipito giù per le scale; inciampo mentre esco in strada. Mi investe un'aria gelida: il parco è completamente innevato.
Attraverso la strada e mi dirigo verso la panchina che è stata quasi sommersa dai rami appesantiti dalla neve. Tossisco piano: è il segnale che uso sempre per avvertirlo che sono arrivata: lui non risponde e non si muove. Mi chino e lo scuoto dolcemente per svegliarlo ma non reagisce: prendo le sue mani tra le mie: sono gelide ed il suo viso è grigio. I suoi occhi sono fissi a fissare il vuoto. Sento sirene che si avvicinano: è un'ambulanza che si ferma qui vicino alla panchina; i soccorritori scendono con una barella. Mi chiedono se sono stata io a chiamare: faccio segno di no.
Mi invitano a spostarmi: cercano di rianimarlo ma scoprono che è morto da qualche ora.
Mi cade il mondo addosso ed intanto mi fanno capire che la mia presenza è inutile. A testa china torno verso casa stringendo nelle mani il thermos ed il pane che sono freddi come le sue mani.
Apro la porta e la governante mi chiede perché abbia riportato il pane: rispondo che non serve più ed intanto mi assale il pianto represso. Poi urlo a gran voce: C'È UN'ALTRA AUSCHWITZ QUI NELLA VIA!!!
E salgo in camera come un condottiero che ha appena perso la più importante delle battaglie.
Ho indugiato troppo fra le mie calde coperte mentre lui moriva sotto la finestra....la mia!

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GIOVANNI MARTONE

Scivocolditoindice
Quando il presente e il futuro
non avranno giorni
sarò acqua nell'immenso mare
polvere alla terra per radici di vita
Il sono e il sarò, stelle dimenticate
sulle sponde dell'era,
quiete e tempesta ai ricordi.
Ho lasciato il seme,
fecondato il tempo non mio
per piante nuove, cullate.
Quando il ricordo si lascia morire
nel sorriso sono immortale,
io radice di radice, della terra figlio.
Figlio di un dimenticato